Nelle reti soltanto la povertà dell’offerta

I problemi per la pesca a strascico sono sorti durante i primi mesi del 2010, con le progressive scadenze delle deroghe previste nell’ambito del nuovo regolamento in materia imposto dall’Unione Europea. Le nuove regole comunitarie su questo particolare tipo di pesca prevede l’impossibilità di lavorare entro le 3 miglia con le reti utilizzate fino a oggi dai pescatori.
Si potrà pescare a profondità inferiori ai 50 metri solo se la distanza dalla costa supererà le 3 miglia (circa 6 Km). L’altra importante scadenza riguarda le maglie delle reti da traino. Dai 40 mm, a forma romboidale, si passa ai 40 mm a forma quadra.
Quest’ultima, per effetto della trazione del peschereccio, non si comporta come quella a rombo, ovverosia, non si chiude, assicurando maggiore selettività all’attrezzo. In alternativa le imprese possono dotarsi di reti con sacchi a maglia romboidale, di misura pari a 50 mm, dietro autorizzazione ministeriale.
Il nuovo regolamento proveniente da Bruxelles penalizza nell’alto Adriatico la raccolta di prodotti come telline, calamaretti e seppioline. Secondo le associazioni di categoria sono quasi 1.000 i pescherecci che rischiano di dover rimanere fermi con conseguenze definite “catastrofiche” a livello economico.
Nonostante le forti proteste di associazioni di categoria e istituzioni, la commissaria europea per gli affari marittimi Maria Damanaki si è dimostrata irremovibile, ignorando anche le rimostranze di chi — come nel Delta – ha tentato di spiegare come la particolare conformazione dell’Adriatico necessiti di un regolamento diverso. Il provvedimento ha incontrato il favore delle associazioni ambientaliste, che da diversi anni lamentano l’impatto della pesca a strascico sulla salute dei fondali.
Contrapposizioni ideologiche a parte, la speranza che va per la maggiore tra i pescatori e i politici che ne sostengono la causa, è quella di una revisione del regolamento, che consenta ai pescherecci dell’Alto Adriatico di equipaggiarsi con strumenti che tengano conto delle particolari caratteristiche della zona.
Ce lo conferma Virginio Tugnolo, presidente della Cooperativa Pescatori di Pila: “Stiamo completando la preparazione di una relazione tecnica da portare a Roma per chiedere che nei regolamenti venga tenuto conto della particolare situazione di questa parte di mare. Siamo fiduciosi che si possa arrivare a una soluzione ragionevole e che sappia tutelare gli interessi di tutti”.
Nel comune di Porto Tolle sono circa una cinquantina le imbarcazioni che praticano la pesca a strascico, di cui quaranta solo a Pila. Le nuove normative hanno costretto gli equipaggi a dotarsi delle nuove reti e ad affrontare ulteriori costi: a questo proposito è venuta loro incontro la Regione Veneto, che ha stanziato dei fondi speciali per limitare le spese.
“È comunque ancora presto per valutare il reale impatto economico di queste nuove regole, — spiega ancora Tugnolo – dobbiamo attendere ancora qualche mese per poter capire quanto queste stanno pesando nelle tasche dei pescatori. Di certo per il momento c’è solo un impoverimento generale dell’offerta”

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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