Sottratti alla pesca quattro milioni di metri di mare

“Se la pesca non avrà un futuro, il Polesine avrà un futuro senza pesca”. L’avvocato Stefania Tescaroli, esponente del Pd polesano, è convinta che non si tratta di un gioco di parole, ma di una previsione, purtroppo, legata ai fatti.
“Le decisioni relative ai grandi interventi sulla fascia costiera alto adriatica, prese a livello nazionale, – afferma – senza coinvolgere il territorio e gli operatori economici locali, continuano a produrre effetti negativi”. “E’ notizia di questi giorni la prossima interdizione alla navigazione e alla pesca di due aree marine, ciascuna della superficie di circa due milioni di metri quadri, che serviranno come zone di manovra per le navi carboniere e le bettoline destinate al rifornimento della centrale Enel. In sostanza serve spazio perché il carbone venga trasbordato dalla grandi navi ai piccoli battelli che lo porteranno, attraverso valli e canali, alla centrale”.
Le due aree, entrambe a sud di Porto Levante, e quindi in pieno territorio polesano, si aggiungeranno all’altra grande area (oltre 40 milioni di metri quadri) di interdizione alla pesca e alla navigazione stabilita intorno al terminal gasiero.
Ma ci sono anche le nuove regole europee che vietano il piccolo strascico entro tre miglia dalla costa, ci sono le alterazioni dell’ambiente marino (si pensi alle morìe di vongole e molluschi in generale) e delle correnti, legate alla realizzazione del Mose, alle cave di sabbia in mare, create per ricostruire i litorali erosi dalle mareggiate, con l’inevitabile conseguenza della concentrazione di tutte le imbarcazioni da pesca, da Caorle a Goro, nei pochi tratti di mare ancora “liberi”.
“Tutto questo — dice la Tescaroli — da un lato dimostra che gli interventi a mare e sulla fascia costiera sono stati progettati ed attuati senza tenere minimamente conto delle esigenze del mondo della pesca, dall’altro pone un problema di prospettiva: cosa possono fare i pescatori? Aspettare di essere soffocati economicamente e professionalmente? Il Polesine può permettersi di aggiungere la perdita di altre centinaia di posti di lavoro a quelli già persi a causa della crisi?”.
Ma c’è anche un altro aspetto. “Si rischia la scomparsa di un patrimonio di cultura e tradizioni, di conoscenza a tutela del territorio che, ad un certo punto, penalizzerà anche le attività per tanti versi legate alla pesca: la ristorazione, l’agricoltura, il turismo. Invece di avviare un ciclo virtuoso basato sullo sviluppo delle risorse locali e sulla loro valorizzazione, se ne innesca uno negativo che impoverirà ulteriormente il basso Polesine”.
Per evitare che ciò accada, conclude la Tescaroli “serve un impegno concreto della Regione, in particolare, e delle istituzioni, in generale, che sostengano, nell’emergenza il mondo della pesca ma, soprattutto, che realizzino un efficace sistema di coinvolgimento dei pescatori e delle loro organizzazioni nelle decisioni che li riguardano”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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