La banchina off shore è ancora in alto mare

Il progetto di una piattaforma off shore al largo di Porto Levante continua a far discutere. Risale a qualche mese fa la pianificazione di Consvipo con la Regione Veneto e le associazioni industriali interessate alla creazione di una piattaforma connessa ad una rete navigabile che, attraverso tutto il Polesine, verrebbe a creare un nuovo crocevia dell’autostrada Mare Adriatico — Cremona.
Se il progetto trovasse terreno fertile si creerebbero le condizioni per far si che la provincia di Rovigo divenisse il punto di riferimento per il Veneto per quanto riguarda il trasporto merci. Il progetto di Consvipo prevedeva una piattaforma off shore, lontano quindi dalla costa, nelle vicinanze del terminal Adriatic Lng.
Scopo della struttura è di permettere alle imbarcazioni alle navi transoceaniche di raggiungere la parte più a nord del Mare Adriatico trovando un punto adeguato per lo scarico merci. La distanza dalla costa, è necessaria affinché questo punto strategico possa sorgere in una zona con fondali profondi e quindi navigabili per le grosse imbarcazioni che una volta effettuato lo scarico, lasceranno il compito di portare le merci verso la costa alle barche più piccole. I vantaggi per l’economia sarebbero molteplici. Se il progetto andasse a buon fine l’Interporto di Rovigo assumerebbe un ruolo cardine per l’interscambio delle merci dalle via di acqua a quelle di strada e rotaia, le cui nuove vie stanno già per essere finanziate. Inoltre, secondo le previsioni di Angelo Zanellato presidente di Consvipo, la piattaforma toglierebbe dalle strade 70 mila camion all’anno. Anche Enel, in previsione della riconversione a carbone, trarrebbe vantaggio dall’opera nello stoccaggio della materia prima in arrivo. Non mancano, infine, benefici per il commercio italiano con l’apertura di un’ulteriore porta verso l’Europa dell’Est. E’ un commercio, quello cui si aspira, che sarà molto meno inquinante di quello su terra e che si cercherà il più possibile di far funzionare nel rispetto del delicato ecosistema deltizio e nel rispetto delle attività della pesca.
Fino a qualche tempo fa tutto pareva filasse tutto liscio, ma ci ha pensato Paolo Costa, presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, a scombinare i piani polesani con l’idea di creare un terminal offshore a 10 miglia al largo della Bocca di Malamocco, l’accesso centrale alla laguna di Venezia, con lo scopo di servire sia il Porto di Chioggia, sia quello di Porto Levante. La proposta, già sottoposta al Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, ha creato non poche reazioni da parte di Consvipo. Ciò che è ancora poco chiaro è se le due piattaforme abbiano funzioni alternative oppure complementari, anche se quella polesana pare essere destinata alle merci in genere, mentre quella veneziana dovrebbe servire al traffico di container. Zanellato ha voluto evidenziare che la maggior profondità del mare polesano ad una minore distanza dalla costa consentirebbe di gestire più facilmente i carichi.
“Il fatto che in Polesine si raggiunga una profondità di 22 metri a solo 3,5 miglia dalla costa a differenza di Venezia, dove la stessa profondità si raggiunge a 16 miglia consentirebbe di utilizzare chiatte più leggere anziché le pesanti navi fluvio-marittime risparmiando — ha spiegato il presidente di Consvipo – e vista la poca distanza si arriverebbe alla piattaforma anche quando il mare è meno governabile”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento

La banchina off shore è ancora in alto mare

Il progetto di una piattaforma off shore al largo di Porto Levante continua a far discutere. Risale a qualche mese fa la pianificazione di Consvipo con la Regione Veneto e le associazioni industriali interessate alla creazione di una piattaforma connessa ad una rete navigabile che, attraverso tutto il Polesine, verrebbe a creare un nuovo crocevia dell’autostrada Mare Adriatico — Cremona.
Se il progetto trovasse terreno fertile si creerebbero le condizioni per far si che la provincia di Rovigo divenisse il punto di riferimento per il Veneto per quanto riguarda il trasporto merci. Il progetto di Consvipo prevedeva una piattaforma off shore, lontano quindi dalla costa, nelle vicinanze del terminal Adriatic Lng.
Scopo della struttura è di permettere alle imbarcazioni alle navi transoceaniche di raggiungere la parte più a nord del Mare Adriatico trovando un punto adeguato per lo scarico merci. La distanza dalla costa, è necessaria affinché questo punto strategico possa sorgere in una zona con fondali profondi e quindi navigabili per le grosse imbarcazioni che una volta effettuato lo scarico, lasceranno il compito di portare le merci verso la costa alle barche più piccole. I vantaggi per l’economia sarebbero molteplici. Se il progetto andasse a buon fine l’Interporto di Rovigo assumerebbe un ruolo cardine per l’interscambio delle merci dalle via di acqua a quelle di strada e rotaia, le cui nuove vie stanno già per essere finanziate. Inoltre, secondo le previsioni di Angelo Zanellato presidente di Consvipo, la piattaforma toglierebbe dalle strade 70 mila camion all’anno. Anche Enel, in previsione della riconversione a carbone, trarrebbe vantaggio dall’opera nello stoccaggio della materia prima in arrivo. Non mancano, infine, benefici per il commercio italiano con l’apertura di un’ulteriore porta verso l’Europa dell’Est. E’ un commercio, quello cui si aspira, che sarà molto meno inquinante di quello su terra e che si cercherà il più possibile di far funzionare nel rispetto del delicato ecosistema deltizio e nel rispetto delle attività della pesca.
Fino a qualche tempo fa tutto pareva filasse tutto liscio, ma ci ha pensato Paolo Costa, presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, a scombinare i piani polesani con l’idea di creare un terminal offshore a 10 miglia al largo della Bocca di Malamocco, l’accesso centrale alla laguna di Venezia, con lo scopo di servire sia il Porto di Chioggia, sia quello di Porto Levante. La proposta, già sottoposta al Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, ha creato non poche reazioni da parte di Consvipo. Ciò che è ancora poco chiaro è se le due piattaforme abbiano funzioni alternative oppure complementari, anche se quella polesana pare essere destinata alle merci in genere, mentre quella veneziana dovrebbe servire al traffico di container. Zanellato ha voluto evidenziare che la maggior profondità del mare polesano ad una minore distanza dalla costa consentirebbe di gestire più facilmente i carichi.
“Il fatto che in Polesine si raggiunga una profondità di 22 metri a solo 3,5 miglia dalla costa a differenza di Venezia, dove la stessa profondità si raggiunge a 16 miglia consentirebbe di utilizzare chiatte più leggere anziché le pesanti navi fluvio-marittime risparmiando — ha spiegato il presidente di Consvipo – e vista la poca distanza si arriverebbe alla piattaforma anche quando il mare è meno governabile”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento