Patto di stabilità, un cappio per gli enti locali

Il patto di stabilità nasce dal bisogno di far convergere tutte le economie degli Stati membri dell’Unione europea verso specifici parametri, comuni a tutti. L’accordo infatti è stato stipulato dai paesi membri dell’Unione europea impegnatisi, al tempo in cui l’Euro è diventato moneta comune, nel mantenere il deficit pubblico al di sotto del 3% del Prodotto interno lordo e il debito pubblico inferiore al 60% del Pil o comunque, entro percentuali che possano garantire l’onorabilità dei crediti ottenuti. Parametri nei quali l’Italia ci sta stretta e per questo la Finanziaria che presto passerà all’esame di Camera e Senato potrebbe essere “di lacrime e sangue”. Questo secondo le previsioni, in quanto l’imperativo assoluto oggi è quello di rimettere, almeno in parte, in ordine i conti dello Stato. Dunque si parla di tagli e le amministrazioni locali hanno già le mani tra i capelli in quanto i bilanci sono già prossimi alla miseria e quindi difficilmente potranno mantenere un buon livello nei servizi. Il problema è ben noto anche a Palazzo Nodari. Il disavanzo di amministrazione dell’anno precedente è sostanzioso, circa due milioni di euro, ma non può essere speso, appunto per i vincoli imposti dal patto di stabilità e per il periodo d’ombre che si sta prefigurando. Per rendere meglio l’idea, entro il 15 ottobre il Consiglio comunale avrebbe dovuto approvare il Piano triennale delle opere pubbliche ma la votazione è stata rimandata in quanto l’ufficio Ragioneria non è stata in grado di stabilire con precisione quanto si potrà spendere e, considerati i vincoli, ciò che si può realizzare è ben poco. Anche la stessa presidente della Provincia, Tiziana Virgili, ha fatto delle osservazioni sul Patto di stabilità, definendolo come un vero e proprio carcere, in quanto anche dalle casse di Palazzo Celio sarebbero disponibili ben 10 milioni di euro che però non possono essere impiegati ricorrendo giocoforza alle anticipazioni dei crediti. Le attività delle Provincie sono ora in una situazione critica perché le entrate sono diminuite, così come i trasferimenti dallo Stato e le entrate derivanti dalle imposte. “I servizi che la Provincia fornisce abitualmente — ha spiegato la Virgili – siamo riusciti a mantenerli e abbiamo aumentato gli interventi nel settore sociale”. Certo che amministrare in questo modo diventa sempre più difficile ed è più che legittimo il coro di disapprovazione che giunge dai sindaci e assessori al Bilancio che considerano il Patto di stabilità come un vero e proprio cappio.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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