A Palazzo Tassoni non c’è più una maggioranza

La Giunta di centrodestra capeggiata da Massimo Barbujani è arrivata al capolinea la sera del 9 novembre, dopo un Consiglio Comunale molto acceso. Undici consiglieri hanno firmato dinanzi al segretario comunale un documento con le loro dimissioni, questo ha di fatto decapitato l’Amministrazione di Palazzo Tassoni. Ma come si è giunti a questa debacle?
I motivi, secondo alcuni, risalgono alle molte incomprensioni interne alla maggioranza. Non sono stati rari, infatti, i momenti di tensione innescati da consiglieri irati per essere stati tenuti all’oscuro di importanti decisioni o per ever visto stravolto in sede di consiglio quanto era stato deciso faticosamente nelle riunioni di maggioranza. Ancora. Tra le cause del disastro del Centroddestra c’è chi vi annovera anche gli altrettanto accesi confronti per l’assegnazione degli incarichi di secondo grado: andati troppe volte in bianco o per le lunghe, come nel caso della presidenza dell’Aia, retta fino ad ottobre da Floriano Cantelli, nominato dalla giunta precedente, quando per il suo avvicendamento erano già stati fatti nomi di esponenti della Lega e dell’Udc. I sintomi di una maggioranza troppo eterogenea e litigiosa erano stai rilevati fin dall’uscita dell’assessore alla Sicurezza Giuseppe Ferro, rimpiazzato da Daniele Ceccarello, e del mancato finanziamento del Traversagno, in occasione del quale si dovette assistere al gioco del rimpiattino tra assessori e dirigenti comunali nello scaricarsi la responsabilità. L’ultima crisi in ordine temporale, poi, è stata quella scatenata dalla nascita, in seno alla maggioranza, di “Area di responsabilità” nella quale è confluito Progetto Nuovo e la nascente Lega Polesine di Raule e Napolitano, due ex leghisti che non si sono più ritrovati sulla linea dell’ex vicesindaco D’Angelo, spalleggiato da Antonello Contiero.
Alla fine è stato tutto un susseguirsi di dissapori, di accuse fra consiglieri e minacce di estromissioni che sono arrivate con il ritiro delle deleghe agli assessori Giovanni Lucianò, Maria Chiara Paparella e Daniele Ceccarello. Sostituiti da Sandra Passadore, Marco Santarato e Mara Bellettato. Nel rimpasto, inoltre, la delega di vicesindaco venne accordata a Maltarello.
Daltra parte tra le giustificazioni dell’accaduto l’ex sindaco Barbujani ha adotto le troppe pressioni da “politica spartitoria”, di democristiana memoria, a cui a dovuto resistere. Anche in questo caso gli esempi si sprecano, e può essere citata la Lega andata su tutte le furie per non aver visto rispettati gli accordi elettorali con la conferma di due assessorati e la delega di vicesindaco a D’Angelo. Pressioni furono anche quelle in occasione dell’approvazione del Piano del Parco, con un autentico braccio di ferro tra assessori e sindaco e ancora il progetto Valliera 2000: approvato con il disappunto dello stesso Barbujani.
La spina è stata staccata dai Pidiellini Scarparo, Zanforlin che in accordo con Cotalini e la minoranza hanno dato le loro dimissioni in massa. Qualcuno ha parlato di brutta figura, qualcun altro di inesperienza ma l’ex primo cittadino in una serata organizzata dai suoi sostenitori con Antonio Scarda, Federico Simoni, Marco Santarato e Lorenzo Maltarello ha dato la sua disponibilità per ricandidarsi alle prossime e elezioni, con la benedizione del coordinatore del Pdl provinciale, Mauro Mainardi.

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Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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