Con l’acqua alla gola per tre giorni

Un mese di passione per la Bassa Padovana, assediata dall’acqua per giorni, con danni notevoli ad abitazioni, aziende, infrastrutture. Un intero territorio sotto scacco, milioni di euro per la ricostruzione e la messa in sicurezza della fragile rete idraulica. Ecco la cronistoria del disastro.
MEGLIADINO SAN FIDENZIO Ore 14.26 dell’1 novembre 2010. Per la Bassa Padovana scatta l’inferno. L’argine del fiume Frassine, a Pra’ di Botte, cede improvvisamente. Sui territori comunali di Megliadino San Fidenzio, Saletto, Montagnana, Ospedaletto Euganeo ed Este si riversano 23 milioni di metri cubi d’acqua. Nel giro di poche ore collasserà anche il Vampadore, allagando Megliadino San Vitale e Casale di Scodosia. L’enorme apporto d’acqua manderà poi in tilt anche la tenuta del canale Brancaglia, compromettendo le zone di Carceri e Vighizzolo d’Este. Alla fine saranno 5 mila gli ettari allagati, il 22,1 per cento della superficie totale della Bassa Padovana. Gli sfollati e le famiglie allagate saranno invece migliaia. Dal 31 ottobre al 2 novembre a Recoaro e Valdagno si è accumulata piogga per 450 millimetri; a Este e Montagnana, secondi i dati Arpav, ci si è fermati a 50 millimetri: una simile ondata di precipitazioni, dalle previsioni dell’ente, ritornerà solo tra duecento anni.
IL FRASSINE Il crollo a Pra’ di Botte ha interessato inizialmente trenta metri di parete arginale. In poche ore la falla si è estesa addirittura su una lunghezza di ben 150 metri. La furia dell’acqua ha investito le abitazioni e i campi delle frazioni Pra’ di Botte, Roaro, Cabriani, Dossi, Santa Croce, arrivando poi a lambire anche il centro di Saletto. L’acqua si è spinta verso est, mettendo in ammollo la zona industriale del Vallancon, il quartiere Tigli e via Ponticelli di Ospedaletto Euganeo, la zona del Sostegno di Este. Anche la discarica Sesa di via Comuna è stata messa a repentaglio, tanto che il sindaco Giancarlo Piva ne ha ordinato l’immediata chiusura. Gli sfollati di questi paesi hanno trovato riparo nella palestra comunale di Saletto, per oltre una settimana primo centro di assistenza per gli alluvionati. Il municipio è invece diventato la sede del Centro operativo misto, dove si sono concentrati sindaci, autorità provinciali e regionali, forze dell’ordine e coordinamenti dei gruppi volontari. Per tappare la falla di Pra’ di Botte sono arrivati invece gli elicotteri Chinook dell’esercito italiano, che hanno calato dei blocchi in cemento a mo’ di diga. Grazie poi al costante lavoro di operai e mezzi pesanti, che hanno posato nella breccia quintali di massi e pietre, giovedì 4 novembre la parete è stata ricostruita e l’acqua ha cessato di fuoriuscire.
IL VAMPADORE E IL BRANCAGLIA L’acqua in uscita dal Frassine ha ben presto riempito anche il Vampadore, che non è più riuscito a tollerare la situazione. Dalla zona di via Sei Martiri, a Megliadino San Vitale, l’acqua è fuoriuscita arrivando addirittura a circondare il municipio. Stessa cosa è accaduta al Brancaglia, che ha rischiato di esondare su Carceri e Vighizzolo. Qui, per evitare il collasso nel centro paesano, è stato deciso di rompere l’argine del canale in località Tre Canne. Fondamentale è stata la posa di numerose idrovore, che hanno scaricato le acque in scoli capaci di tollerare il nuovo apporto.
La tensione per una nuova alluvione è durata per quasi due settimane, ed è ritornata con l’ondata di maltempo di metà mese. Ora sono già partiti i lavori di manutenzione e di messa in sicurezza degli argini del territorio: l’obiettivo è scongiurare un altro disastro.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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