Consegnato il primo acconto

Arriva il tanto atteso acconto per gli alluvionati, accompagnato ovviamente da qualche polemica sul criterio scelto per distribuire la prima tranche di aiuti. A Casalserugo arriva la fetta più consistente dell’acconto perché tra famiglie e aziende le domande di rimborso sfiorano il migliaio. Quindi i 13 milioni 885 mila e 500 euro permetteranno di dare una risposta concreta ed immediata a chi si è trovato con l’intera casa o l’attività da ricostruire. Il sindaco di Bovolenta Vittorio Meneghello ha firmato in tempo da record la delibera di assegnazione dell’acconto di 3.685.629 euro: il 30 per cento del totale a tutti coloro che hanno presentato la domanda di rimborso.
“E’ la soluzione più rapida: chi ha perso di più avrà di più. – spiega il sindaco – Ma dobbiamo pensare anche a garantire la sicurezza idraulica del nostro territorio che anche stavolta ha pagato un alto prezzo con ben 6 giorni di allagamenti“. Oltre al denaro pubblico sono almeno duecentomila euro i contributi raccolti direttamente attraverso il conto corrente del Comune e le iniziative di solidarietà di questi giorni. Intanto non mancano le polemiche, come quella sollevata dall’opposizione sul luogo scelto per le sei casette prefabbricate destinate alle famiglie sfollate. Secondo Anna Pittarello è una scelta infelice, visto che vicino al parco all’ingresso della zona industriale di via San Gabriele c’è l’ecocento. Il sindaco ribatte che sono tutte strumentalizzazioni politiche e che quello era l’unico posto pubblico disponbile, peraltro attrezzato come di deve.
Fra le iniziative c’è da segnalare la nascita del Comitato Alluvione 2010, che conta una sessantina di adesioni. Il gruppo intende proporre iniziative per chiedere a tutti gli organi competenti la sistemazione degli argini di Bovolenta, Casalserugo e Ponte San Nicolò per ridurre il rischio idrogeologico. Fra gli obiettivi del comitato ottenere lo spostamento della cabina elettrica della zona artigianale, finita sott’acqua e inservibile per far funzionare le idrovore, garantire la vigilanza sulla distribuzione degli aiuti pubblici e verificare eventuali responsabilità sull’alluvione.
In attesa di chiarimenti e di ulteriori aiuti famiglie ed imprese non sono certo rimaste con le mani in mano. Tutti hanno ripulito ogni angolo della propria abitazione o azienda, recuperando quello che c’era da salvare e buttando tutto il resto. In zona artigianale Udino Bragato, titolare della Mec 92, azienda specializza in meccanica di precisione che dà lavoro a 9 dipendenti, mostra il segno dell’acqua, ad un metro e sessanta dal pavimento. “Non si è salvato nulla. – racconta – Non sono riuscito a portare via nemmeno il furgone parcheggiato in strada. Sono andati distrutti anche tutti i documenti dell’azienda, dalle fatture alle schede di lavoro. Per un mese non abbiamo fatto altro che lavare ogni cosa, togliere il fango. Giorno e notte, sette giorni su sette. E qui è successo quello che non ci aspettavamo: fin dal primo giorno tanta ma tanta gente, dagli studenti agli imprenditori, dagli agenti di commercio agli dipendenti pubblici, si è offerta di darci una mano. Voglio ringraziarli tutti, uno per uno, perché è grazie a tutti loro se abbiamo potuto riprendere l’attività”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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