Il no dei Cat

Rispunta Veneto city sotto un altro nome più accettabile politicamente: Veneto City Green. E i comitati Cat avvertono i fautori della realizzazione del terzo polo avanzato. “Se si pensa che all’Ingegner Endrizzi e soci basti qualche effetto speciale e una spruzzata di “verde” per confezionare un vero e proprio “pacco” natalizio e farci star zitti si sbagliano di grosso“. A dirlo sono i portavoce dei comitati Mattia Donadel e Adone Doni. “Dopo il giro di vite su Romea Commerciale, Camionabile e elettrodotto — spiegano Doni e Donadel — i sindaci di Dolo e Pianiga hanno una grande responsabilità: fermare Veneto City significherebbe ostacolare pesantemente “Bilanciere Veneto”, il progetto strategico della regione Veneto che distruggerebbe il territorio tra Padova e Venezia”. I Comitati di Cat non ci stanno e rilanciano: fermare la cementificazione si può come insegna Domenico Finiguerra sindaco del primo comune d’Italia a zero consumo di suolo”. Sulla nuova versione “green” di Veneto City i Comitati di Cat hanno le idee chiare: si tratta solo di un “pacco” natalizio confezionato con effetti speciali e pennellate di “verde”. “Veneto City — spiegano i Cat — è e rimane una speculazione immobiliare dagli effetti distruttivi. La pochezza di dati e informazioni sul genere di attività che dovrebbero insediarsi, così come l’assenza di dati sui flussi di traffico e sulle ricadute ambientali non fanno altro che confermare la pericolosa ambiguità dei proponenti”. I comitati avvertono: i sindaci di Dolo e di Pianiga hanno una grande responsabilità perché avvallare Veneto City significa dire di sì anche alla Camionabile e alla Romea Commerciale; bloccare Veneto City significherebbe invece far deragliare il “Bilanciere Veneto”, il progetto della Regione Veneto “fatto di cemento e autostrade che distruggerebbe completamente Riviera e Miranese”. Ma non solo. “Le due amministrazioni rivierasche — concludono — se vogliono possono bloccare questo disegno, ma dovranno avere il coraggio di rinunciare alla tentazione di svendere il territorio in cambio degli introiti derivati dall’Ici e dagli oneri di urbanizzazione; introiti per altro illusori visto che nel conto non vengono mai considerate le ingenti somme di denaro pubblico spese per fronteggiare i disastri dovuti alla cementificazione, come insegnano le recenti alluvioni. Non c’è nessuna norma che vieta di rivedere le destinazioni d’uso contenute nei Piani Norma 4 e 5, tanto più che proprio il Comune di Dolo ha già avviato le procedure per il Pat”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento