Lo sviluppo prescinde dalla prevenzione al rischio idrico

Con gli allagamenti accorsi a molte città del Veneto nel novembre dello scorso anno, il tema del rischio idraulico è diventato di assoluta attualità, tanto più nel Delta polesano dove l’acqua l’ha sempre fatta da padrona. A sollevate una forte critica a riguardo della gestione urbanistica del territorio sono stati gli esponenti di Legambiente Delta del Po Adria che hanno mosso accuse importanti alle politiche urbanistiche attuate da Regione, Provincia e Comuni negli ultimi anni. Secondo l’associazione ambientalista alla base dei pericoli idrologici a cui oggi il Delta è esposto ci sarebbe l’eccessiva cementificazione che oltre a deturpare un ambiente, che dovrebbe rimanere il più possibile naturale, lo ha reso impermeabile e dunque incapace ad assorbire le abbondanti precipitazioni. Tanto più che il clima sta cambiando proprio nel senso di una maggiore piovosità e dunque per Legambiente strategici sono anche gli interventi di manutenzione dei condotti idrici e dei canali di scolo salvo sottolineare però che lo scorso anno i fondi destinati agli interventi idrici sono stati tagliati del 30% dal governo. Insomma secondo Legambiente in questi anni è stato privilegiato il consumo del territorio in ragione di un presunto sviluppo economico non osservando alcun rispetto all’ambiente o tuttavia intervenendo solo con opere di mitigazione, che per lo più si sono rivelate soltanto di facciata. Dunque proprio per queste ragioni anche la programmazione dello sviluppo del futuro dovrà essere ripensata, in quanto ammesso che il territorio abbisogni di infrastrutture è impensabile continuare a realizzare soltanto autostrade a pedaggio. Tra l’altro delle tre arterie che interesseranno il territorio polesano nei prossimi anni, cioè la Valdastico Sud, la Nogara-mare e la Romea commerciale: tutte saranno a pagamento, offrendo l’esempio diretto per i polesani che pagare le tasse non è sufficiente e che per la loro mobilità dovranno sborsare ulteriormente. C’è chi propone l’astensione del pagamento dei pedaggi per dieci anni ma il costo delle infrastrutture uscirà comunque dalle loro tasche. Tanto vale dunque che questi soldi vengano investi per infrastrutture più rispettose dell’ambiente come la rete ferroviaria, per esempio, oppure per le idrovie. Le prescrizioni dell’associazione ambientalista bassopolesana riguardano anche le politiche della casa: “Basta sacrificare il terreno agricolo, per le esigenze produttive ed abitative. Si provveda a rottamare, razionalizzare e riconvertire il patrimonio edilizio inutilizzato o inadeguato a moderni standard di vita. Sarebbe bastato la metà del miliardo di euro che la Regione dovrà spendere per pagare i danni dell’alluvione a Padova e a Vicenza e si sarebbe messo in sicurezza idraulica tutto il Veneto”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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