Alfano ha promosso un’azione disciplinare contro il Pm Manuela Fasolato

Il Polesine è diviso sulla decisione del ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, che qualche settimana fa ha promosso un’azione disciplinare contro il capo della Procura di Rovigo, Dario Curtarello, e il pubblico ministero Manuela Fasolato, istruttrice di processi e inchieste sui presunti reati ambientali inerenti la centrale di Polesine Camerini e la sua riconversione a carbone. Due, infatti, le forze di segno contrario: se da una parte i lavoratori dell’Enel plaudono all’azione del Guardasigilli insieme alle imprese polesane che dall’indotto della nuova centrale a carbone pulito ricaverebbero rilevanti ricadute economiche, dall’altra non è mancata la solidarietà politica e istituzionale che ha visto scendere in campo anche l’Associazione nazionale magistrati a difesa dei colleghi.
Cercando di ricostruire le vicissitudini di questa intricata vicenda, partiamo dall’operato del Pm Fasolato che da almeno dieci anni è in prima linea contro i reati ambientali compiuti nel Delta del Po, lavorando a diversi filoni di inchiesta sulla centrale Enel di Porto Tolle, ipotizzando legami tra le emissioni della centrale e l’aumento dell’incidenza di malattie nei territori circostanti l’impianto. Infatti, se ai tempi della realizzazione della centrale la pretesa di garanzie sulla salute dei residenti era ancora una fantasia di alcuni ambientalisti d’avanguardia o un lusso che la gente del delta sacrificava, volente o nolente, sull’altare dei posti di lavoro garantiti, nell’ultimo decennio c’è stato chi (cittadini, comitati, associazioni, partiti e Provincia) si è battuto per ottenere verifiche e controlli. E la stessa Fasolato è tra questi. In questi anni, infatti, ha monitorato tutte le fasi della riconversione della centrale dall’olio combustibile al carbone che vale 4mila posti di lavoro e 2 miliardi e mezzo di investimento. Compreso il via libera ottenuto grazie all’approvazione del “Decreto legge incentivi’ che ha modificato i vincoli burocratici e risolto i conflitti con la normativa regionale. Ad oggi è arrivato anche l’ok del Ministero della Sviluppo e per giugno dovrebbero partire i lavori ma i ritardi che hanno caratterizzato tutta la procedura, secondo il Guardasigilli, sarebbero da imputare al magistrato polesano.
Così il ministro Alfano ha preso in considerazione le doglianze dell’ex parlamentare Pd Luciano Violante, presidente di Italiadecide, associazione che vede tra i soci fondatori proprio Enel spa, e ha dato seguito alla sua richiesta di ispezione. Tre le motivazioni addotte dal ministro Alfano per avviare l’azione disciplinare: il pm Fasolato avrebbe lavorato troppo, perché da ottobre 2007 e luglio 2009 ha continuato ad occuparsi di inchieste e processi sebbene fosse esonerata perché esaminatrice del concorso per uditore giudiziario.
La seconda motivazione è riconducibile al nutrito carteggio che i pm hanno avuto con il Ministero dell’Ambiente, dove avrebbero divulgato degli atti che dovevano rimanere coperti da segreto.
Infine i pm, ipotizzando l’inquinamento delle emissioni della centrale ancora da convertire, avrebbero fatto troppo pressing sul Ministero e di qui l’ulteriore accusa di ingerenza nelle attività degli organi amministrativi, determinando il rallentamento dell’iter del progetto. Nel frattempo gli uffici della procura continuano a lavorare a pieno ritmo nonostante l’incresciosa vicenda.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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Alfano ha promosso un’azione disciplinare contro il Pm Manuela Fasolato

Il Polesine è diviso sulla decisione del ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, che qualche settimana fa ha promosso un’azione disciplinare contro il capo della Procura di Rovigo, Dario Curtarello, e il pubblico ministero Manuela Fasolato, istruttrice di processi e inchieste sui presunti reati ambientali inerenti la centrale di Polesine Camerini e la sua riconversione a carbone. Due, infatti, le forze di segno contrario: se da una parte i lavoratori dell’Enel plaudono all’azione del Guardasigilli insieme alle imprese polesane che dall’indotto della nuova centrale a carbone pulito ricaverebbero rilevanti ricadute economiche, dall’altra non è mancata la solidarietà politica e istituzionale che ha visto scendere in campo anche l’Associazione nazionale magistrati a difesa dei colleghi.
Cercando di ricostruire le vicissitudini di questa intricata vicenda, partiamo dall’operato del Pm Fasolato che da almeno dieci anni è in prima linea contro i reati ambientali compiuti nel Delta del Po, lavorando a diversi filoni di inchiesta sulla centrale Enel di Porto Tolle, ipotizzando legami tra le emissioni della centrale e l’aumento dell’incidenza di malattie nei territori circostanti l’impianto. Infatti, se ai tempi della realizzazione della centrale la pretesa di garanzie sulla salute dei residenti era ancora una fantasia di alcuni ambientalisti d’avanguardia o un lusso che la gente del delta sacrificava, volente o nolente, sull’altare dei posti di lavoro garantiti, nell’ultimo decennio c’è stato chi (cittadini, comitati, associazioni, partiti e Provincia) si è battuto per ottenere verifiche e controlli. E la stessa Fasolato è tra questi. In questi anni, infatti, ha monitorato tutte le fasi della riconversione della centrale dall’olio combustibile al carbone che vale 4mila posti di lavoro e 2 miliardi e mezzo di investimento. Compreso il via libera ottenuto grazie all’approvazione del “Decreto legge incentivi’ che ha modificato i vincoli burocratici e risolto i conflitti con la normativa regionale. Ad oggi è arrivato anche l’ok del Ministero della Sviluppo e per giugno dovrebbero partire i lavori ma i ritardi che hanno caratterizzato tutta la procedura, secondo il Guardasigilli, sarebbero da imputare al magistrato polesano.
Così il ministro Alfano ha preso in considerazione le doglianze dell’ex parlamentare Pd Luciano Violante, presidente di Italiadecide, associazione che vede tra i soci fondatori proprio Enel spa, e ha dato seguito alla sua richiesta di ispezione. Tre le motivazioni addotte dal ministro Alfano per avviare l’azione disciplinare: il pm Fasolato avrebbe lavorato troppo, perché da ottobre 2007 e luglio 2009 ha continuato ad occuparsi di inchieste e processi sebbene fosse esonerata perché esaminatrice del concorso per uditore giudiziario.
La seconda motivazione è riconducibile al nutrito carteggio che i pm hanno avuto con il Ministero dell’Ambiente, dove avrebbero divulgato degli atti che dovevano rimanere coperti da segreto.
Infine i pm, ipotizzando l’inquinamento delle emissioni della centrale ancora da convertire, avrebbero fatto troppo pressing sul Ministero e di qui l’ulteriore accusa di ingerenza nelle attività degli organi amministrativi, determinando il rallentamento dell’iter del progetto. Nel frattempo gli uffici della procura continuano a lavorare a pieno ritmo nonostante l’incresciosa vicenda.

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