Farmer’s market “truccato” e sleale

Riva Vena al mattino è destinata a diventare sempre più deserta se non si provvederà ad arginare la fuga dei banchi dell’ortofrutta e dei latticini. Del resto, anche intorno alle poche bancarelle rimaste i clienti non si accalcano più come un tempo. Solo colpa della crisi?
No, stando ai fruttivendoli e all’Ascom, che ne ha preso le parti. Il mercato giornaliero di riva Vena risentirebbe infatti della concorrenza sleale del Farmer’s Market. Il tanto lodato mercato del produttore del sabato mattina è caduto in disgrazia perché, come spesso accade, si dà una mano e gli altri si prendono un braccio. A detta dell’Ascom infatti, presso il mercato di campo Cannoni non si venderebbero solo i prodotti degli orti di Chioggia. Concorrenza sleale, mancanza di tracciabilità, precarietà igienico-sanitaria sono i cardini sui quali si basa l’attacco sferrato dai vertici Ascom, che chiedono controlli più rigidi e regole certe. L’associazione interviene nella polemica sollevata dai commercianti di riva Vena che hanno denunciato un calo dei fatturati causato anche dalla concorrenza del mercato del contadino.
“Non siamo in linea di principio contrari al farmer’s market — spiega Alessandro Da Re, responsabile provinciale del settore alimentare di Ascom-Confcommercio — siamo contro a questo tipo di farmer’s market, senza regole. La legge prevede che i contadini possano vendere direttamente la loro merce, con la possibilità di acquistare un 50% di prodotti coltivati altrove. Ma a Sottomarina ci ritroviamo con banchetti che vendono di tutto: ananas, frutta secca, arance, cose che di certo non si coltivano negli orti di casa nostra. Ci sono banchi che addirittura vendono carne, senza alcun accenno alla tracciabilità prevista per legge (un negozio per violazioni della tracciabilità paga multe da 1.000 a 3.000 euro!), senza il rispetto delle più semplici norme igieniche. Che fine fanno ad esempio gli scarti che per legge devono essere smaltiti da ditte specializzate?”.
L’Ascom solleva dubbi anche sotto il profilo del rispetto delle norme fiscali. “Tutto il personale che vende nei banchetti — spiega Da Re — viene presentato come parente del contadino, ma in molti casi sono persone che vengono stipendiate. Queste attività non sono soggette alla Tia e usufruiscono di trattamenti fiscali agevolati, quando invece una normale bottega di ortofrutta paga tasse salatissime. E’ evidente che si profilano situazioni di concorrenza sleale a tutto danno dei commercianti seri e dei consumatori che hanno il diritto di sapere cosa acquistano e da dove viene la merce. Credono di mangiare prodotti a chilometri zero senza sapere che quella merce in molti casi è acquistata ai mercati generali di Padova e proviene da tutto il mondo”.
L’associazione invoca quindi nuove regole e più controlli per evitare che la situazione provochi un tracollo di imprese serie e radicate nel territorio. “Serve una legge specifica — precisa Da Re — che vincoli i contadini a vendere effettivamente quello che producono”. Servono quindi maggiori controlli per non tradire lo spirito del Farmer’s market e garantire che i venditori siano dei veri farmers, cioè dei coltivatori. C’è infatti chi giura di aver visto tra i venditori di campo Cannoni alcuni commercianti che prima stavano sulla riva Vena, che difficilmente possono avere acquistato un campo ed essersi improvvisati contadini.
Per riva Vena, invece, andrebbero pensate delle iniziative che possano rivitalizzare la zona, già fortemente penalizzata dai lavori in corso per la manutenzione delle rive. E’ questo infatti un altro tasto dolente per l’area, visto che sono diminuiti di gran lunga anche i fatturati della pescheria al minuto del Granaio, certo incentivato anche dal costo dei parcheggi del centro storico.
E’ vero anche però che i prezzi di frutta e verdura in riva Vena negli ultimi tempi sono aumentati a dismisura e spesso molte famiglie preferiscono rivolgersi ai supermercati, soprattutto ai discount, dove i prodotti hanno prezzi più accessibili. E non va dimenticato che anche in centro esistono botteghe di frutta e verdura più economiche, anche se meno accattivanti di tanti banchi, che offrono prodotti buoni, acquistati nei mercati dove costano meno, tra Rosolina, Padova e Rovigo, così da poter mantenere i prezzi bassi. E forse è il caso di rivedere anche gli orari di vendita, dal momento che casalinghe e pensionati, liberi al mattino per far la spesa, sono ormai due categorie in via di estinzione.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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