La Regione taglia il 90% dei fondi destinati alla sicurezza idraulica

Dopo l’alluvione del novembre scorso in Veneto, la Regione sembra non aver imparato la lezione. E’ incredibile, infatti, che dopo i disastri verificatesi tre mesi fa nelle provincie di Padova, Vicenza, Verona e Treviso, con danni stimati per 3,5 miliardi di euro, e tutto il clamore mediatico sorto attorno all’alluvione, il cui primo testimonial è stato Luca Zaia, il presidente del Veneto, ora sia la Regione stessa a tagliare il 90% dei fondi destinati alla sicurezza idraulica del territorio.
Che di sacrifici si dovesse trattare, ne erano consapevoli tutti, ma che i tagli fossero così consistenti, probabilmente nemmeno i più aspri detrattori dell’attività delle bonifiche se lo sarebbero aspettato. Insomma la Regione è sembrata essere in prima linea per combattere il pericolo chiamato alluvione e adesso si scopre che non ha nemmeno i soldi da destinare ai consorzi di bonifica per garantire il funzionamento del sistema idrico territoriale, fondamentale per il Polesine. Infatti sta succedendo che, alla luce dei tagli che la Regione Veneto sta effettuando nel predisporre il bilancio dell’ente per far fronte, a sua volta, ai mancati finanziamenti statali, si prospettino nette decurtazioni che non risparmiano nemmeno le voci di spesa a tutela del territorio, e quindi i fondi destinati alla bonifica, al sollevamento delle acque e a contrastare la subsidenza del territorio polesano. Basti peensare che mentre nel 2010 furono quasi 45 milioni di euro i soldi stanziati, per il 2011 ne sono previsti poco più di 4,5 per la gestione, manutenzione degli impianti di bonifica e per gli interventi strutturali.
Una situazione paradossale oltre che per la recentissima catastrofe dell’alluvione, anche in considerazione della fragilità idrogeologica del territorio del Polesine e del suo Delta che necessità di interventi e sostegni puntuali, continui e non procrastinabili. Inevitabile l’alzata di scudi pervenuta dalle tre organizzazioni del primario Coldiretti, Confagricoltura e Cia, a fianco dei due consorzi di bonifica polesani Adige Po e Delta Po.
La drastica riduzione di risorse preoccupa, infatti, anche il mondo agricolo polesano tanto che le tre organizzazioni agricole del territorio hanno richiamato l’attenzione sul fatto che i finanziamenti per la difesa del suolo e la bonfica sono strategici per è una terra in gran parte sotto il livello del mare e che in più da anni combatte per contrastare lo sprofondamento del suolo innescato in passato dai prelievi di metano in Adriatico. Insomma il Polesine è un po’ come quei malati la cui vita è affidata ad un respiratore, solo che in questo caso si chiamano idrovore e senza un loro corretto funzionamento il territorio si troverebbe invaso dall’acqua e dal cuneo salino.
“Un problema che non è solo dell’agricoltura – hanno ribadito i vertici di categoria – ma tocca l’esistenza stessa del territorio. Se non si coglie questo aspetto, si fa una politica di corto respiro”.
Perciò il settore primario e i consorzi chiedono alla Regione di stralciare dai tagli previsti le voci che servono alla stretta sicurezza idraulica del territorio polesano; indirizzando specificatamente per la bonifica del Polesine 2 milioni di euro per il sollevamento dell’acqua e 3,5 milioni per la subsidenza.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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La Regione taglia il 90% dei fondi destinati alla sicurezza idraulica

Dopo l’alluvione del novembre scorso in Veneto, la Regione sembra non aver imparato la lezione. E’ incredibile, infatti, che dopo i disastri verificatesi tre mesi fa nelle provincie di Padova, Vicenza, Verona e Treviso, con danni stimati per 3,5 miliardi di euro, e tutto il clamore mediatico sorto attorno all’alluvione, il cui primo testimonial è stato Luca Zaia, il presidente del Veneto, ora sia la Regione stessa a tagliare il 90% dei fondi destinati alla sicurezza idraulica del territorio.
Che di sacrifici si dovesse trattare, ne erano consapevoli tutti, ma che i tagli fossero così consistenti, probabilmente nemmeno i più aspri detrattori dell’attività delle bonifiche se lo sarebbero aspettato. Insomma la Regione è sembrata essere in prima linea per combattere il pericolo chiamato alluvione e adesso si scopre che non ha nemmeno i soldi da destinare ai consorzi di bonifica per garantire il funzionamento del sistema idrico territoriale, fondamentale per il Polesine. Infatti sta succedendo che, alla luce dei tagli che la Regione Veneto sta effettuando nel predisporre il bilancio dell’ente per far fronte, a sua volta, ai mancati finanziamenti statali, si prospettino nette decurtazioni che non risparmiano nemmeno le voci di spesa a tutela del territorio, e quindi i fondi destinati alla bonifica, al sollevamento delle acque e a contrastare la subsidenza del territorio polesano. Basti peensare che mentre nel 2010 furono quasi 45 milioni di euro i soldi stanziati, per il 2011 ne sono previsti poco più di 4,5 per la gestione, manutenzione degli impianti di bonifica e per gli interventi strutturali.
Una situazione paradossale oltre che per la recentissima catastrofe dell’alluvione, anche in considerazione della fragilità idrogeologica del territorio del Polesine e del suo Delta che necessità di interventi e sostegni puntuali, continui e non procrastinabili. Inevitabile l’alzata di scudi pervenuta dalle tre organizzazioni del primario Coldiretti, Confagricoltura e Cia, a fianco dei due consorzi di bonifica polesani Adige Po e Delta Po.
La drastica riduzione di risorse preoccupa, infatti, anche il mondo agricolo polesano tanto che le tre organizzazioni agricole del territorio hanno richiamato l’attenzione sul fatto che i finanziamenti per la difesa del suolo e la bonfica sono strategici per è una terra in gran parte sotto il livello del mare e che in più da anni combatte per contrastare lo sprofondamento del suolo innescato in passato dai prelievi di metano in Adriatico. Insomma il Polesine è un po’ come quei malati la cui vita è affidata ad un respiratore, solo che in questo caso si chiamano idrovore e senza un loro corretto funzionamento il territorio si troverebbe invaso dall’acqua e dal cuneo salino.
“Un problema che non è solo dell’agricoltura – hanno ribadito i vertici di categoria – ma tocca l’esistenza stessa del territorio. Se non si coglie questo aspetto, si fa una politica di corto respiro”.
Perciò il settore primario e i consorzi chiedono alla Regione di stralciare dai tagli previsti le voci che servono alla stretta sicurezza idraulica del territorio polesano; indirizzando specificatamente per la bonifica del Polesine 2 milioni di euro per il sollevamento dell’acqua e 3,5 milioni per la subsidenza.

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Dopo l’alluvione del novembre scorso in Veneto, la Regione sembra non aver imparato la lezione. E’ incredibile, infatti, che dopo i disastri verificatesi tre mesi fa nelle provincie di Padova, Vicenza, Verona e Treviso, con danni stimati per 3,5 miliardi di euro, e tutto il clamore mediatico sorto attorno all’alluvione, il cui primo testimonial è stato Luca Zaia, il presidente del Veneto, ora sia la Regione stessa a tagliare il 90% dei fondi destinati alla sicurezza idraulica del territorio.
Che di sacrifici si dovesse trattare, ne erano consapevoli tutti, ma che i tagli fossero così consistenti, probabilmente nemmeno i più aspri detrattori dell’attività delle bonifiche se lo sarebbero aspettato. Insomma la Regione è sembrata essere in prima linea per combattere il pericolo chiamato alluvione e adesso si scopre che non ha nemmeno i soldi da destinare ai consorzi di bonifica per garantire il funzionamento del sistema idrico territoriale, fondamentale per il Polesine. Infatti sta succedendo che, alla luce dei tagli che la Regione Veneto sta effettuando nel predisporre il bilancio dell’ente per far fronte, a sua volta, ai mancati finanziamenti statali, si prospettino nette decurtazioni che non risparmiano nemmeno le voci di spesa a tutela del territorio, e quindi i fondi destinati alla bonifica, al sollevamento delle acque e a contrastare la subsidenza del territorio polesano. Basti peensare che mentre nel 2010 furono quasi 45 milioni di euro i soldi stanziati, per il 2011 ne sono previsti poco più di 4,5 per la gestione, manutenzione degli impianti di bonifica e per gli interventi strutturali.
Una situazione paradossale oltre che per la recentissima catastrofe dell’alluvione, anche in considerazione della fragilità idrogeologica del territorio del Polesine e del suo Delta che necessità di interventi e sostegni puntuali, continui e non procrastinabili. Inevitabile l’alzata di scudi pervenuta dalle tre organizzazioni del primario Coldiretti, Confagricoltura e Cia, a fianco dei due consorzi di bonifica polesani Adige Po e Delta Po.
La drastica riduzione di risorse preoccupa, infatti, anche il mondo agricolo polesano tanto che le tre organizzazioni agricole del territorio hanno richiamato l’attenzione sul fatto che i finanziamenti per la difesa del suolo e la bonfica sono strategici per è una terra in gran parte sotto il livello del mare e che in più da anni combatte per contrastare lo sprofondamento del suolo innescato in passato dai prelievi di metano in Adriatico. Insomma il Polesine è un po’ come quei malati la cui vita è affidata ad un respiratore, solo che in questo caso si chiamano idrovore e senza un loro corretto funzionamento il territorio si troverebbe invaso dall’acqua e dal cuneo salino.
“Un problema che non è solo dell’agricoltura – hanno ribadito i vertici di categoria – ma tocca l’esistenza stessa del territorio. Se non si coglie questo aspetto, si fa una politica di corto respiro”.
Perciò il settore primario e i consorzi chiedono alla Regione di stralciare dai tagli previsti le voci che servono alla stretta sicurezza idraulica del territorio polesano; indirizzando specificatamente per la bonifica del Polesine 2 milioni di euro per il sollevamento dell’acqua e 3,5 milioni per la subsidenza.

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