La scure dei tagli si abbatte sul Parco

Mannaia sul Parco. In sede di discussione di bilancio, la Regione Veneto ha infatti deciso di tagliare i viveri a tutti i parchi veneti, mettendo in gravissima difficoltà questi enti e a serio repentaglio la loro stessa sopravvivenza. Con il bilancio di previsione 2011, di fatto, la Regione ha azzerato i quasi 4 milioni di euro stanziati l’anno scorso per gli interventi di conservazione e tutela ambientale nei cinque parchi naturali regionali (Lessinia, Delta del Po, Fiume Sile, Dolomiti d’Ampezzo e ovviamente Colli Euganei). Non solo, i 5.500.000 euro destinati alle spese di gestione nel 2010 sono scesi quest’anno di un milione di euro. La scelta della Regione ha destato gran clamore, soprattutto tra i tavoli decisionali del Parco.
“Con i tagli previsti dal bilancio in discussione in queste settimane in consiglio, l’ente regionale istituito 22 anni fa non avrebbe più risorse per progetti e iniziative — ha commentato il vicepresidente Gianni Biasetto – né per pagare i trenta operai stagionali che si occupano della manutenzione dei sentieri e delle aree boschive, della regimazione delle acque e del ripristino delle frane. I tagli proposti rendono impossibile proseguire l’attività di controllo dei cinghiali e la manutenzione dei 17 sentieri storici del Parco, mettendo quindi in discussione l’idea stessa di Parco”.
Gli ha fatto eco il presidente Chiara Matteazzi: “Alla luce delle risorse disponibili, la Regione deve dirci se gli enti come il nostro devono continuare ad esistere e con quali competenze”. Il direttivo è stato accolto da Clodovaldo Ruffato, presidente del consiglio veneto, che dopo due settimane ha ricevuto anche la delegazioni dei sindaci del bacino euganeo. Dei 15 sindaci che siedono nel consiglio del Parco Colli, ben 13 hanno sottoscritto un unico documento, bipartisan, di protesta. “Non ci è certo sconosciuta l’impellente ed ineluttabile necessità di perseguire risparmi ed efficienza nella pubblica amministrazione — spiegano i primi cittadini – e concordiamo sulla necessità di evitare doppioni e sprechi, ma proprio in virtù di tali principi non siamo disposti ad accettare un ente Parco che, privato di ogni capacità di fornire servizi ed impulso positivo al territorio, si riduca a mera fonte di burocrazia ed impedimenti per i nostri cittadini. Questa scelta comporterà il licenziamento di ventotto operai forestali a tempo determinato e di tredici operai forestali a tempo indeterminato, quarantuno persone che di punto in bianco perderanno il lavoro dopo che il 31 dicembre scorso la stessa Regione Veneto aveva approvato la delibera che ne autorizzava la riassunzione. Riteniamo sia inaccettabile che un ente pubblico lasci di punto in bianco in mezzo alla strada dei lavoratori, senza nemmeno prevedere un corridoio d’uscita”.
Ricevuti dunque a Palazzo Ferro-Fini, i sindaci hanno quindi chiesto il reintregro in bilancio di almeno 600 mila euro, cifra ottenibile tagliando le spese della Regione, per esempio, per i progetti legati alla promozione dell’identità veneta. La Regione ha dimostrato di voler ascoltare le istanze dei vertici del Parco, non nascondendo però le problematiche che minano le casse pubbliche: “Purtroppo nel bilancio della Regione non c’è un euro per i capitoli di investimento – ha ribadito Ruffato – per cui tutti gli enti regionali, e non solo gli enti parco, saranno costretti a far di necessità virtù. Dovremo comunque, tutti insieme, cercare nuove soluzioni e nuove vie di finanziamento”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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