Mira “Città d’Arte”, i commercianti dicono no

Mira vuol essere denominata “Città d’Arte” dalla Provincia ma i commercianti non ci sentono. Partiamo dalla richiesta ufficiale del Comune. Nelle scorse settimane ha chiesto alla Provincia di diventare “Città d’Arte”, ai sensi di quanto previsto da una Legge regionale del 1999, per poter dare un positivo impulso alle attività commerciali e ricettive, grazie alle opportunità che derivano dall’essere un centro di richiamo turistico. “Un’occasione di crescita importante — osserva il vicesindaco e assessore al turismo Davide Meggiato — da realizzare attraverso una decisa valorizzazione del patrimonio ambientale e architettonico e un legame più stretto con Venezia e l’intera Riviera del Brenta, per la promozione di eventi culturali e di festa, capaci di dare sostanza all’incremento dell’offerta turistica. Sarebbe anche una scelta in armonia con il progetto Unesco di Venezia, che prevede l’inclusione di Mira considerando il Naviglio Brenta una naturale prosecuzione del Canal Grande”. Ma di fatto cosa comporta? Comporta che ci sarà la possibilità di tenere aperti gli esercizi commerciali ad esempio durante le domeniche, tutte le festività senza calendarizzazione limitante. Anche il sindaco di Mira Michele Carpinetti è soddisfatto ed è deciso ad andare sino in fondo. “Per la promozione del territorio — interviene il primo cittadino — l’amministrazione è molto attenta e vigile nei confronti dei progetti collocati nell’asse rivierasco…, come Veneto City e la Romea Commerciale, affinché non snaturino un territorio ricco di testimonianze storiche e architettoniche e estremamente fragile sul piano ambientale. Mira e la Riviera devono attrarre turisti per il loro patrimonio storico e artistico, ma anche per la loro qualità urbana che deve crescere e migliorare ma non può essere stravolta”. Le modalità per arrivare alla dichiarazione di Città d’Arte sono precise. “La procedura per diventare ‘Città d’Arte’ — dichiara l’assessore al Commercio Silvia Carlin — prevede un parere consultivo delle categorie economiche e sindacali; abbiamo riscontrato un parere non omogeneo di tutte le categorie interpellate. Noi comunque andiamo avanti e presentiamo la proposta alla Provincia, invitando le categorie che si sono espresse negativamente a rivedere la loro posizione, anche nell’interesse dei loro associati che potrebbero cogliere le opportunità di far parte di un contesto territoriale riconosciuto come Città d’Arte”. Ma per il presidente dell’ Ascom della Riviera del Brenta Adelino Carraro, si tratta di una sigla che invece di valorizzare gli operatori turistici ed economici, li danneggerà. ”A questa idea della Città d’Arte — dice Carraro — ci opporremo in tutti i modi. Con questo riconoscimento saranno avvantaggiate le strutture commerciali di grosse e medie dimensioni, come i supermercati che potranno, visto il gran numero di personale che hanno, tenere aperto mentre i piccoli negozi no. Con la definizione di Città d’Arte inoltre successivamente il comune potrà introdurre la tassa di soggiorno, e questo manderà a picco in un periodo come questo le strutture ricettive come gli hotel e gli agriturismi, che vedranno i loro prezzi rincarati facendo scappare la clientela, che già paga in modo maggiorato le Ztl nel comune di Venezia”. Carraro promette battaglia. “Ci opporremo in tutti i modi a questa idea”. La provincia di Venezia e il comune di Mira — conclude Carraro — dovranno tener conto del nostro parere contrario. Siamo pronti anche a fare dei ricorsi legali se questa decisione ci provocherà danni”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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