Home Padovano Dopo Civè torna in primo piano la questione sicurezza

Dopo Civè torna in primo piano la questione sicurezza

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile quattro malviventi scassinano l’edicola-tabaccheria di Civè di Correzzola. Il proprietario, Franco Birolo di 47 anni, spara e uccide uno dei ladri, un ragazzo moldavo di 23 anni. Il fatto accade intorno alle due e trenta del mattino. Franco Birolo, che con moglie e figlia sta dormendo nell’appartamento sopra in negozio, sentendo rumori sospetti dalle scale interne scende armato della pistola regolarmente detenuta. Trova i ladri all’opera, quattro, e spara. Uno muore, cadendo esanime sulla strada. Un altro è immobilizzato dal tabaccaio e poi arrestato dai carabinieri, mentre gli altri due riescono a scappare. Franco Brolo è finito nel registro degli indagati per omicidio volontario. Atto dovuto, in attesa che le indagini chiariscano le dinamiche. Il pm non ha chiesto alcuna misura restrittiva della libertà personale, tanto che il tabaccaio, dopo una ventina di giorni, durante i quali il negozio è rimasto sotto sequestro, ha ripreso con la sua attività.
Rabbia e senso di impotenza. Ma anche una grande solidarietà. La piccola comunità di Civè, nelle ore successive agli avvenimenti, si è risvegliata travolta da un turbinio di emozioni. Sì, perché tutti sono stati scossi da quello che è accaduto. Non poteva essere diverso, in un tessuto sociale dove ancora tutti si conoscono e quindi, in qualche maniera, il dramma del singolo diventa sentimento comune. Le prime reazioni sono state istintive, forti e a senso unico. Pressoché nessuno si è sentito di condannare il tabaccaio, anzi a lui è andata tutta la solidarietà possibile. Il dito piuttosto è stato puntato contro le istituzioni, incapaci di garantire la sicurezza pubblica.
“E’ una situazione insostenibile, non ci resta che sparare”, è il concetto, in sintesi, espresso da una grande parte della cittadinanza. Il dibattito si è acceso tra la gente del posto ma anche sui giornali e sulla rete, coinvolgendo una platea molto ampia. Nel frattempo in paese sono comparsi degli striscioni: “Franco siamo tutti con te” e ancora “Legittima difesa”, a sostegno del tabaccaio e della sua famiglia. Civè non vuole dimenticare e non vuole lasciare solo Birolo. È scattata anche una raccolta di firme nei bar e nei negozi del paese: a centinaia, anche nei paesi limitrofi, hanno sottoscritto il documento che esprime la vicinanza della comunità al tabaccaio e alla sua famiglia.
“Siamo stanchi e vogliamo risposte — ha afferma all’indomani dei fatti il vice sindaco Mauro Fecchio – ci aspettiamo la convocazione di un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica da parte del Prefetto”.
Anche il consiglio comunale ha fatto la sua parte, riunendosi in forma straordinaria. In una sala municipale colma come non mai di cittadini, il consiglio unanimemente ha inviato la richiesta al Prefetto per la convocazione del comitato per la sicurezza e si è impegnato a mettere in campo iniziative di sostegno per il tabaccaio e soprattutto per la sua famiglia, danneggiata dall’interruzione dell’attività. Misure che si sono concretizzate nell’istituzione di un conto (conto corrente postale n. 11295359 causale “Solidarietà famiglia Birolo”) per raccogliere fondi.
“Non abbiamo fatto altro – spiega il sindaco Eric Sturaro – di prendere atto della solidarietà di moltissimi cittadini nei confronti del tabaccaio. In tanti ci hanno chiesto, come amministrazione comunale, di farci interpreti di questo sentimento e di adottare i provvedimenti più idonei per sostenere la famiglia Birolo”.
A Civè, con il passare dei giorni, l’istintività ha lasciato spazio anche alla riflessione. Il consiglio pastorale, ad esempio, ha affidato la sua posizione ad una lettera aperta. “Le ore immediatamente successive al triste epilogo – si legge in uno dei passaggi – hanno colpito l’animo di ognuno e fomentato la rabbia: istintiva è stata anche la reazione di tante persone”. Ed ancora: “Dopo esserci confrontati possiamo tuttavia affermare che le persone della nostra comunità hanno manifestato forti emozioni pur conservando sani e saldi principi cristiani. Quei primi momenti sono ben lontani dalla serietà e dal senso di responsabilità radicati in noi. Vogliamo ribadire da una parte il valore e il rispetto della vita umana e dall’altra il dovere di carità nei confronti di chi si è trovato coinvolto con la propria famiglia nella rapina. L’uno non esclude l’altro”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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