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Il patrimonio artistico e ambientale a rischio

La Riviera è nel degrado. Accanto a situazioni in cui ci sono segnali positivi su ambiente e turismo, dal rapporto dell’Associazione Italia Nostra sezione della Riviera del Brenta, emergono per lo più situazioni in cui sono gli elementi di degrado quelli che colpiscono l’occhio del visitatore e del residente. La pesante analisi dello stato di salute dei beni architettonici e ambientali che fa l’associazione “Italia Nostra”, arriva al termine della settimana dei Beni Culturali che si è tenuta a maggio. L’associazione chiede esplicitamente ai 10 comuni del comprensorio della Riviera di tutelare questi tesori all’interno dei loro Pat, bloccando un’idea di sviluppo che appare radicalmente sbagliata. “Oggi — spiega Rosanna Brusegan referente di Italia Nostra a Dolo — in un momento di grave crisi economica, devono risultare evidenti i vantaggi che derivano dalla salvaguardia e dalla valorizzazione dei Beni Culturali e Naturali in termini di qualità della vita e di progresso socio-economico dei cittadini. Ad esigerlo è la stessa specificità della Riviera del Brenta, dove natura e cultura sono beni comuni inscindibili. Manca però una programmazione complessiva sulla lunga durata della gestione delle risorse culturali e naturali, che colga questo specifico connubio, e i valori che gli sono legati”. Vi sono ville storiche abbandonate a se stesse a rischio crollo, fiumi di cemento che devastano la campagna, e progetti faraonici che rischiano di cancellare l’area lagunare.
All’interno delle ville storiche poi ci sono poi alberghi in cui sono collocate tantissime luci in modo poco armonico alla visuale. Il che rischia di far sembrare il paesaggio un luna park. La Brusegan va nello specifico. “Vi sono segnali che mostrano una Riviera del Brenta colpita nei suoi elementi significativi e identitari (fiume, rive, campagna, centri storici, ville e giardini, laguna) con la cementificazione che sta cancellando gli ultimi coni visuali sulla campagna (area di nuova urbanizzazione a Ca’ Tron). Cementificazione che cancellerà la vista della laguna con un’area di 2 milioni e 267000 metri quadrati di interesse paesaggistico, se il Polo logistico di Dogaletto sarà realizzato”. Ma non solo. “C’è – continua – una mancata manutenzione delle rive del Naviglio da Mira a Stra. C’è il degrado assoluto dell’oratorio di Villa Scheid Solveni Gardani a Mira (vicino a Villa Lenzi). Qui si è perduto l’interno, il tetto e le stelle dorate sull’arco d’ingresso”. In Villa Mocenigo Carminati a Dolo secondo la Brusegan, è prossimo al crollo l’oratorio. Ci sono e crolli in vista anche alla barchessa di villa Brusoni – Scalella. E poi ancora su Mira. “Sono state fatte — dice — trasformazioni incongrue: parte del parco vincolato di Villa Levi-Morenos a Mira è stato trasformato in parcheggio, ha subito danni vandalici con mutilazione delle statue. Per Italia Nostra alla base dei progetti attualmente in discussione o ratificati come l’innesto della Romea commerciale in Riviera, Veneto City, Città della Moda, Polo logistico di Dogaletto, sta la “mancata percezione e conoscenza del valore intrinseco del bene culturale e naturale”. Infine l’appello agli amministratori comunali di costruire e progettare una realtà ambientale, culturale e socio-economica moderna “generando azioni positive che possono trasformarsi in fonte di ricchezza e nuovo paesaggio urbano”. Insomma per cambiare e evitare di distruggere un patrimonio che può essere ancora fonte di ricchezza, si è ancora in tempo.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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