Home Veneziano Cavarzere Il libro di Baldi e Avezzù conquista gli emigrati

Il libro di Baldi e Avezzù conquista gli emigrati

Il volume “Frammenti di vita operosa a Cavarzere 1860-1960”di Carlo Baldi e Duilio Avezzù sta riscuotendo grande attenzione e successo non solo in ambito locale, ma anche in quelle località dove sono migrati i cavarzerani. Questa cronistoria appassiona infatti i nativi del luogo, trattandosi di racconti di una realtà locale quasi scomparsa, nella quale riconoscersi ed immedesimarsi, che si aggiunge alla narrazione di storia locale che gli stessi autori hanno edito, “Cavarzere, Immagini dal 1880 al 1960”, “C’era una volta la Distilleria”, “Teatro Comunale Tullio Serafin”.
Leggendo con attenzione i testi di Carlo Baldi e sfogliando i preziosi “reperti” raccolti dal fotografo Duilio Avezzù, anche Paolo Soncin, uno di quei cavarzerano migrati a Milano per far fortuna, si è ritrovato con sorpresa nelle pagine di questo libro, in quel piccolo chiamato “Ivan il Terribile” dalla maestra Noemi Pavanello. Tanto da poter dire “c’ero anch’io”.
E così il signor Soncin, che ora abita a Milano, ha scritto un’intensa lettera ad Avezzù, complimentandosi con lo stesso e con il maestro Baldi per il risultato editoriale. Nell’incipit Soncin descrive come durante la lettura del libro una ridda di ricordi si sia scatenata nella sua antica memoria: dove è nato (le Case Operaie), dove ha trascorso la sua infanzia, dove ha frequentato le scuole elementari. Quindi Soncin ricorda “i bravi insegnanti che ci hanno preso per mano educandoci all’amore per il nostro paese, per i nostri cari e per i nostri fraterni amici”. Tra questi, compaiono la maestra Zanotti, il maestro Giaimo, il maestro Contiero, la cara maestra delle medie Noemi Pavanello, che gli affibia il soprannome “Ivan il terribile” per la sua irrequietezza e vivacità.
“Noi ragazzi, figli di contadini e di operai — prosegue – che a malapena avevamo visto il sillabario, sudavamo le sette camicie di fronte alla lingua di Dante. Per noi miserelli, abituati a dialogar cavarzeran, erano d’obbligo le traduzioni e per l’italiano e per il francese”. La riflessione si fa quindi malinconica eppur consapevole: “Mi accorgo che il mio paese, seppur bello, anche se in gioventù mi ha riservato la vita da migrante, mi ha dato i natali e i principi del vivere civile. Certo professionalmente m’è stato d’obbligo emigrare con la famigerata valigia di cartone. Simbolo del riscatto e della ricostruzione, rammento, sono state le rovine del Duomo. Quelle rovine dove noi ragazzi giocavamo all’uscita della scuola comunale”. Insomma, questo libro di Baldi e Avezzù ha fatto rivivere, nella memoria di uno di quei tanti cavarzerani emigrati anni orsono, un passato carico di ricordi ed emozioni, costellato di sogni e aspettative, dove si sono tramandati quei sani principi tipici della vita di paese, dove la solidarietà e le tradizioni erano valori profondamente rispettati fin da ragazzi, grazie a saggi educatori e importanti punti di riferimento, come la scuola e la famiglia.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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