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Este-Ospedaletto, la fusione non dispiace

Este ed Ospedaletto Euganeo si prendono per mano e cominciano il percorso verso la fusione. La fusione di Este ed Ospedaletto Euganeo non è più fantapolitica: il consiglio comunale congiunto delle due municipalità ha votato una delibera che rappresenta il primo vero passo verso la fusione di queste due municipalità. Il documento, che dà mandato alle giunte comunali di dar corso alle necessarie azioni volte ad avviare questo storico “matrimonio”, ha ricevuto il totale appoggio delle due maggioranze e l’astensione di tutti i gruppi di minoranza, che hanno ottenuto un emendamento con cui si istituisce una commissione paritetica nei due Comuni.
La storica assemblea che ha riunito i consiglieri delle due realtà amministrative si è tenuta presso il collegio “Manfredini”, simbolicamente a metà strada tra i due municipi, davanti ad una settantina di cittadini. Un pubblico in realtà non numerosissimo, segno che la “cosa pubblica” è sempre più l’ultimo dei problemi delle persone. Il percorso che porterà alla fusione sarà comunque lungo e richiederà almeno tre anni, passerà attraverso un referendum consultivo per ogni Comune (i cittadini voteranno in favore o meno, dunque) e culminerà con una legge regionale, qualora ovviamente l’iter portasse ad esito positivo. “Stiamo mettendo insieme i destini di due Comuni – ha sottolineato il sindaco atestino Giancarlo Piva – alla ricerca di radici comuni, non con l’intento di sradicare queste radici. Crediamo che le identità di Este ed Ospedaletto possano diventare patrimonio comune”. Ha aggiunto il collega Antonio Battistella: “E’ un progetto epocale. Oggi non siamo chiamati a dire sì o no a questa fusione, ma ad avviare un percorso: non vogliamo pretendere di sapere già da subito se sarà la scelta giusta. Ci siamo voluti non a caso rivolgere all’Università di Padova, preparata in materia e dotata degli esperti necessari. Non potevamo affrontare questo percorso da soli”.
Nel lungo dibattito, c’è chi ha lanciato anche il nome che potrebbe avere il nuovo maxi Comune: “Este deve essere pronta anche a cambiare nome se serve — ha infatti affermato Vanni Mengotto (Udc) — e un’idea potrebbe essere quella di attingere dalla storia comune e di chiamare questa nuova realtà con il nome di Ateste”. Ha aggiunto l’ex sindaco atestino: “Conosciamo bene i danni fatti dal campanilismo nella Bassa Padovana. Unendoci, invece, abbiamo portato a casa grandi risultati come l’ospedale unico. E poi sarà un’occasione per gestire, insieme, benefici e disagi di una realtà come la Sesa”. “In questo periodo di crisi e con i cambiamenti della società, rimanere immobili è da irresponsabili – ha sottolineato invece Boris Furlan (Pd) – Le stesse leggi regionali ci consigliano di approdare a convenzioni, unioni e fusioni volte al risparmio e allo sviluppo dei servizi ai cittadini”. Secondo Luisa Cagnotto (Pd), il nuovo ente favorirà “le capacità di investimento e potremo fare economie di scala”, mentre per Barbara Barbirato (Civica per il Futuro) “da sempre i grandi aggregati urbani attirano giovani alla ricerca di lavoro: chissà che questo nuovo ente dia maggiori opportunità lavorative alle nuove generazioni”.
Sono poi arrivati i commenti positivi dell’Idv di Este e delle Civiche d’Este: “Oggi ci stiamo aprendo la strada verso un’opportunità. Non partiamo già prevenuti — ha spiegato la consigliera Lisa Celeghin (Civiche) — Abbiamo davanti un triennio per valutare e decidere”. Ora si attende di visionare il progetto e la relazione affidati all’Università di Padova, documenti fondamentali per avviare il confronto politico e portare poi all’eventuale referendum popolare per avviare il nuovo Comune.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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