Home Veneziano Chioggia Gli ambientalisti danno battaglia al progetto del Resort

Gli ambientalisti danno battaglia al progetto del Resort

Si torna a discutere di una delle bellezze naturalistiche del litorale veneziano: l’isola di Ca’Roman. Su quest’area, dove un in passato sorgeva una colonia gestita dalle suore Canossiane e acquistata in seguito dalla padovana Società Ca’Roman Srl, è in programma la costruzione di un resort di lusso: 42 villette ad uso turistico (84 appartamenti) per un totale di 24.000 mq di nuovi edifici.
L’area interessata all’intervento si trova a due passi dall’Oasi protetta dalla Lipu (Lega italiana protezione uccelli), un angolo remoto di laguna che per le sue valenze ambientali è stato riconosciuto Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS). Ma le direttive dell’Unione Europea non bastano ad arrestare l’avanzata delle pale meccaniche in una zona già compromessa dai lavori del Mose.
L’iter burocratico è partito nell’ottobre scorso con l’adozione del Piano di recupero da parte della Giunta Comunale di Venezia; operazione avvallata dalla Municipalità di Lido e Pellestrina. Il passo successivo sarà quello di sottoporre il documento al voto di approvazione che potrebbe avvenire all’interno della Giunta stessa, così come previsto dalla normativa in materia.
Le associazioni ambientaliste assicurano battaglia. In testa la Lipu di Venezia, il Coordinamento delle associazioni ambientaliste del Lido e l’associazione “Tra mare e laguna”. Insieme hanno presentato numerose osservazioni al progetto, puntualmente controdedotte dai tecnici comunali. Tre in particolare i punti contestati, spiega Federico Antinori, responsabile dell’Oasi: in primis il divieto di edificabilità negli orti delle ex suore. “Undici villette sono state previste in una zona che il Comune ha sempre tutelato – sostiene – vietandone l’edificazione. Oltre al valore dell’area che nel tempo si è rinaturalizzata spontaneamente, va tenuto conto dell’interesse culturale: questa zona costituisce forse l’ultimo esempio nell’alto Adriatico di collegamento naturale mare-duna-laguna-entroterra. Perché dunque non ridurre il numero delle villette o pensare ad una loro diversa ubicazione?”.
In secondo luogo il divieto attracco sul fronte lagunare. “Nel progetto, ad oggi, manca il prospetto di una darsena, il che non esclude che si possa prevedere in seguito — fa notare Antinori – la stessa Ca’Roman Srl nello studio di impatto ambientale si chiede e si risponde sul mezzo con cui i proprietari arriveranno alle case: in barca. Ciò rende probabile la costruzione di uno scalo per l’attracco e un nuovo danno per l’ambiente”.
Infine la ventilata ipotesi di riattivazione dei pozzi artesiani per il rifornimento di acqua durante i lavori. “Si creerebbe il rischio di subsidenza — evidenzia il responsabile — è un’operazione vaga e ricca di incognite: non si sa per quanto tempo si intende utilizzare i pozzi e quanta acqua verrà prelevata. Tra l’altro la Legge Speciale per Venezia dal 1973 vieta l’estrazione di acqua dolce dalla falda”.
Delle osservazioni presentate solo alcune sono in parte accolte prevedendo interventi di mitigazione dell’impatto ambientale con l’introduzione di staccionate, cartellonistica informativa e un sentiero che collegherebbe il villaggio alla spiaggia, allo scopo di evitare il calpestio delle dune e un eventuale danno per le specie avicole che nidificano a terra. Ma questo non basta alle associazioni che nel progetto non trovano una risposta alle esigenze abitative della popolazione né, tanto meno, un beneficio per la collettività. La partita la giocano a carte coperte, senza anticipare le prossime mosse. Intanto è stata avviata una raccolta firme. I moduli sono disponibili in numerosi esercizi commerciali di Pellestrina, Chioggia, Ca’ Roman e San Pietro in Volta.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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