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Parco, opportunità o palla al piede?

Il parco del Delta del Po. Freno allo sviluppo o enorme opportunità per il territorio? Queste sono le posizioni contrapposte che animano numerosi dibattiti ed accesi confronti. Quindici anni di attesa per l’approvazione del piano ambientale che ora sembra esser prossimo a divenire definitivo. Un’eventualità che a non tutti piace dal momento che a Porto Tolle è nato un comitato del “no al parco”.
Nel gennaio 2011 è stato posto fine al commissariamento del parco; a seguire l’elezione del presidente Geremia Gennari, tutt’ora in carica. L’approvazione del piano è attesa dal 1997, ovvero da quando il parco è stato costituito con apposita legge regionale.
Le anime del territorio sono molte e contrapposte: c’è chi, come la provincia e gli ambientalisti, crede e investe nel turismo slow, sostenendo l’idea di un territorio che ha ancora moltissime potenzialità da sfruttare; c’è chi ritiene il parco “la causa del mancato sviluppo dell’area” che, con i suoi vincoli, inibisce gli investimenti. E se nella primavera dello scorso anno nasceva il “Comitato Delta bene comune”, contro la riconversione a carbone della centrale di Polesine camerini (comitato che ha promosso una grande manifestazione nazionale ad Adria), negli ultimi mesi è invece nato un comitato contro il parco. C’è chi propone l’istituzione del parco interregionale (in verità previsto dalla stessa legge istitutiva del parco) e chi boccia il progetto (il Presidente del parco stesso).
Al momento molte polemiche e poche decisioni chiare e definitive sulla sorte di una delle aree umide più importanti d’Europa, una risorsa sulla quale, invece, la fondazione Cariparo ha deciso di investire avanzando la proposta di candidare il Delta del Po tra i i beni Patrimonio dell’umanità. Per il comitato il cui portavoce è il referente di Federcaccia, Carnacina: “Gli insediamenti produttivi delle vongole, dietro agli scanni, non devono avere ulteriori vincoli e burocrazia”.
È poi critico nei confronti dell’ente parco sull’isola di Batteria: “Da quindici anni è in uno stato di abbandono, o la Regione intende fare programmi seri di intervento o si continua a parlare. Porto Tolle non vuole chiamarsi fuori da niente, ma bisogna passare ai fatti”.
Per Legambiente, l’idea del comitato “Antiparco” “non è originale. Già nei primi anni ’90 se ne formò uno che non ebbe altro compito che paventare pericoli e tragedie che puntualmente non si sono mai avverate. Le funzioni dei comuni non sono state espropriate, si è continuato a costruire, le attività economiche non sono state bloccate dal Parco ma dalla successione di crisi economiche con origini ben diverse”.
Per Motta (consigliere dell’ente parco) “troppe menzogne sono state dette in questi 15 anni sul Parco del Delta e ci troviamo qui, nel 2012 con un Ente Parco che macina soldi dal 1997, con comuni che ricevono grossi contributi tramite l’Ente e tramite l’Europa, ma con le stesse bugie che vengono palesate in continuazione. A pochi metri da noi il Parco Emilia Romagna naviga in buone acque, crea occupazione, distribuisce permessi di caccia, fornisce marchio al pescato e all’agricoltura”.
Accuse incrociate, proposte inascoltate, bisogni ignorati, e intanto ancora si aspetta. Quanti anni ancora dovranno passare prima che si decida il da farsi?

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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