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Safilo, un piano industriale di rilancio

La direzione parla di esuberi, lavoratori in agitazione in tutti gli stabilimenti del gruppo Safilo, il colosso degli occhiali che a Santa Maria di Sala ha uno dei suoi stabilimenti più importanti. Maggio è stato un mese terribile per i quasi 700 dipendenti dell’azienda di Tabina: metà di loro sarebbero a rischio dopo che il gruppo ha perso l’importante licenza Armani, passata alla concorrente Luxottica. La fuga della griffe avrebbe provocato a Safilo la perdita di una fetta consistente di fatturato, con una contrazione che il gruppo quantifica in un 20% per un impatto sul sistema produttivo pari al 35%. Subito è partita la mobilitazione tra le maestranze, il blocco di tutti gli straordinari e le prime ore di sciopero, che hanno interessato anche gli stabilimenti di Padova e Longarone. Avviata anche la trattativa, che ha subito incontrato aperture positive da parte dell’azienda, non ancora concretizzate però in una firma. Quello che il lungo e serrato confronto ancora non ha risolto, almeno al 10 giugno, è proprio la possibilità di prevedere licenziamenti per gestire gli esuberi. A Santa Maria di Sala sarebbero circa 350 i lavoratori sacrificati, metà di quelli impiegati. Azienda e sindacati avrebbero anche trovato la misura di compromesso: i contratti di solidarietà che consentirebbero all’azienda di evitare i licenziamenti, riducendo l’orario di lavoro dei lavoratori. Ma la direzione non è riuscita a escludere la riproposizione del problema tra due anni. Per i sindacati questo è inaccettabile: le parti sociali non vogliono dover certificare a fine percorso quello che non hanno certificato ora. Anche se gli spiragli restano. “La discussione ha puntato a portare in evidenza le reali volontà della Safilo a produrre un piano industriale di rilancio produttivo credibile e concretizzabile a breve e in conseguenza di questo l’impegno a trovare proposte e soluzioni che portino a superare la prospettiva dei licenziamenti”, affermano in una nota congiunta Femca-Cisl, Filctem-Cgil e Uilta-Uil, “Questi due aspetti rimangono essenziali per il positivo proseguimento della trattativa. Chiediamo all’azienda segnali precisi rispetto alla volontà di concretizzare un piano industriale di rilancio e soluzioni alternative ai licenziamenti”. Ma intanto il malumore tra i lavoratori salesi resta e a inizio giugno si è verificata anche l’uscita, annunciata, degli ultimi 30 lavoratori interinali, tutti impiegati nel reparto produzione salese.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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