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Cadoneghe nella rete solidale

Comuni tartassati, ma solidali. Il mese scorso la rete nazionale dei Comuni solidali (www.comunisolidali.org) ha scelto il Veneto, e in particolare l’alta padovana, per una due giorni di confronto tra le varie realtà operanti in tutta Italia. Il convegno nazionale si è svolto a Piazzola sul Brenta, nella sala delle conchiglie di Villa Contarini. Tra i Comuni padovani che hanno aderito per primi, Cadoneghe. Ma anche altre amministrazioni padovane hanno all’ordine del giorno di prossimi consigli comunali l’approvazione della delibera di adesione alla rete.
Ed è proprio Cadoneghe ad aver appoggiato, le scorse settimane, l’appello della Rete Comuni Solidali , in particolare sul fronte del taglio dei contributi di solidarietà per gli immigrati. La Rete dei Comuni Solidali (Recosol), a cui ha aderito da tempo anche il Comune di Cadoneghe, appoggia la denuncia dei Comuni della Locride Riace e Caulonia e di tutti gli enti gestori che gestiscono i progetti di accoglienza immigrati della Calabria, che da mesi non ricevono i contributi per la normale gestione dei progetti. Tanto che un sindaco deve ricorrere a un gesto grave come lo sciopero della fame per richiamare l’attenzione su un problema che coinvolge la sua comunità. In pratica la Protezione Civile da un anno non eroga a questi enti i fondi stanziati per il progetto di accoglienza Emergenza Nord Africa, che pure è un progetto di accoglienza considerato da tutti vera eccellenza nel panorama nazionale e anche internazionale.
“Siamo di fronte a una vera e propria situazione di emergenza umanitaria. L’azione di sostegno promossa dalla Rete è senz’altro condivisibile, e per questo diamo tutta la solidarietà della nostra amministrazione. — ha affermato l’assessore delegato, Michele Schiavo — Una mancata firma su un pezzo di carta non può ridurre alla fame decine e decine di migranti, costringere dei minorenni a restare senza assistenza sanitaria, obbligare, in questa estate bollente, intere famiglie a vivere senza corrente elettrica, senza un frigorifero funzionante in cui conservare i cibi, condannare decine di lavoratori a restare per mesi senza stipendio. Questo non è degno di un Paese civile. Queste persone sono qui in Italia, lo ricordo, per sfuggire a guerre e situazioni di violenza e sopraffazione intollerabili. Anche a Cadoneghe stiamo facendo il possibile per i rifugiati del Bangladesh che ospitiamo da qualche mese, ma se ci tagliassero i fondi all’improvviso ci troveremmo nella stessa situazione di sofferenza”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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