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Centrale avanti ma l’esultanza è contenuta

Il Consiglio di Stato ha dato via libera all’iter di riconversione della centrale di Polesine Camerini, ma non ci sono stati festeggiamenti nè da parte dell’Enel e neppure da parte dei sostenitori del nuovo corso a carbone dell’impianto. Le sentenza del collegio, infatti, lascia in sospeso molti aspetti che non autorizzano a credere che l’avvio dei lavori sia vicino. Al condizionale sono stati anche i commenti del primo cittadino portotollese Silvano Finotti, che ha insistito sul fatto che la sentenza non ha risolto l’espetto legato alla comparazione tra i combustibili da impiegare per la produzione di energia. Il collegio, in buona sostanza, non ha dato una vera e propria autorizzazione a procedere con i lavori, ma piuttosto l’ok a far tornare in Commissione Via-Vas il progetto. Il vecchio decreto Via, infatti, era stato annullato perché basato su una legge regionale “ad centralem” con la quale è stata modificata la legge istitutiva del Parco nazionale del Delta del Po. Secondo il Consiglio di Stato, però, la procedura seguita dal Consiglio regionale è corretta e dunque la Commissione Via-Vas può nuovamente tornare ad esprimersi. Nel caso però che il responso ministeriale sia positivo, l’iter potrebbe essere bloccato da un nuovo ricorso al Tribunale amministrativo regionale per chiedere che venga chiarito se tali leggi siano compatibili con quelle europee. Eventualità già confermata dalle associazioni ambientaliste del territorio. Insomma il traguardo per il colosso dell’energia potrebbe essere ancora molto lontano anche se, intanto, c’è chi vorrebbe da Enel un primo segno. Nel convegno organizzato lo scorso sei luglio dal direttore del Consorzio Polesine, Emilio Oriboni, al quale sono stati invitati gli esponenti delle sigle sindacali, i rappresentanti della Regione Veneto, quelli della Provincia, del comune di Porto Tolle, dell’Ente Parco, è stato largamente condiviso l’auspicio che almeno i lavori di demolizione del vecchio impianto possano partire al più presto in modo da dare lavoro a quei consorzi di imprese nati apposta per poter partecipare a questo primo ciclo di attività. Tale aspettativa forse nasce anche dal fatto che in un recente incontro, tenutosi sempre nel comune di Porto Tolle, il responsabile dell’area business generazione di Enel, Roberto Renon, aveva palesato l’ipotesi che nella circostanza di una sentenza favorevole dal parte del Tar investito qualche milione di euro per la prima cantierizzazione dell’impianto. Parole captate anche dal capogruppo di minoranza in consiglio a Porto Tolle, Mirco Mancin, ed intese come garanzia di un rinnovato impegno dal parte di Enel sull’impianto di Polesine camerini ma che ora deve essere confermata dalla prova dei fatti.
Prova dei fatti che ora come ora per Enel non può prescindere da una valutazione economica sull’opportunità che Polesine camerini rappresenti ancora un investimento. Questo passaggio è stato ben sottolineato dal ministro all’Ambiente Corrado Clini in occasione del recente incontro tenutosi al Palazzo dell’informazione Adn Kronos. Su Porto Tolle infatti il ministro ha detto che il problema vero non è forse più quello ambientale, considerati i severissimi limiti alle emissioni con cui l’eventuale centrale a carbone dovrebbe misurarsi, ma l’economicità in senso più ampio, in un contesto in cui la sovrapproduzione di energia spinge un certo tipo di centrali elettriche fuori dalle logiche economiche più attuali e virtuose. Ora si dice che enel batta un colpo”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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