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Alberto Coletto scrittore e pescatore

Alberto Coletto nasce nel centro di Dolo nel 1944, secondo figlio di un commesso di ferramenta e di una casalinga, diventata sarta per necessità. Nel cuore del paese trascorre la propria infanzia assieme a un buon numero di coetanei, tra giochi pieni di fantasia e poveri di risorse economiche, aprendosi alla solidarietà e alla condivisione dettate, da adulti ricchi di tali valori. Sebbene privo di qualsiasi iniziazione familiare, ben presto scopre l’acqua del Naviglio, i fossati puliti, le cave prossime al paese e la vicina laguna. Ecco allora l’incontro con la pesca, la caccia, i grandi spazi aperti. Si diploma perito industriale e approda nell’inizio degli anni Settanta a Porto Marghera. E’ quasi una fuga dai fumi di Marghera, provocata dalla prematura perdita di un affetto familiare, che induce riflessioni e ripensamenti sulla necessaria compatibilità tra ambiente e lavoro. Coletto è sposato e ha una figlia, inoltre è presidente della Consulta delle Associazioni Culturali di Dolo.
Ha pubblicato il libro I ragazzi dell’isola Bassa, ottenendo un discreto successo; come nasce il libro?
“Il libro nasce dai ricordi giovanili e dall’amore per le borgate del paese, per il Naviglio, i mulini, lo squero, le piazzette e le ville venete e soprattutto non ho mai scordato gli amici, i personaggi carismatici di allora e le storie ad essi collegate. Nel tentativo di raccontare la Dolo di sessant’anni fa, ormai sfumata e completamente diversa da quella di oggi, e di celebrare il perdurare dell’incontro annuale dei piassaroi, gli scugnizzi degli anni cinquanta, prende forma il libro edito da La Press con la collaborazione di Stefano Trovò, del laboratorio Dolo Sport e patrocinato dal Comune di Dolo”.
Segue Via Mazzini 39.
“Questo libro completa il precedente ma racconta il ruolo fondamentale delle donne nella vita paesana di quel periodo. Alla pubblicazione dei due libri segue la partecipazione ad un volume scritto a più mani: “Gocce di emozioni 2” edito da Dolo Sport e 2esse di Dolo, nel quale racconto sensazioni e riflessioni scaturite da alcune battute di pesca”.
Come si è avvicinato alla scrittura?
“Lo scrivere mi permette di fissare i fatti con la maggior lucidità di cui sono capace, le sconfitte e le vittorie del mio vivere e di chi mi sta vicino. Sono convinto che le sconfitte possano insegnare più delle vittorie, se analizzate senza la voglia di auto flagellazione e senza il perfido sostegno delle scusanti prive di oggettività. Quando ho avuto abbastanza tempo a disposizione, ho iniziato a scrivere nel puerile tentativo di fermare il tempo, o meglio, nel tentativo di fissare i volti e le vicende di un’infanzia e di un piccolo mondo che non torneranno più ma che, credo, debbano essere conosciuti da figli e nipoti.
Sta preparando qualche nuovo libro?
“Di libri non ne sto preparando, per il semplice motivo che ne ho già tre di pronti in bozza. Uno parla dell’area industriale di Porto Marghera, nel periodo che va dagli anni Settanta alla fine del secolo scorso. Ripercorre la mia vita lavorativa nei vari stabilimenti, parlando poco di me e tratteggiando le vicende degli occupati, delle loro paure e speranze, dell’inizio della grande dismissione che ha cancellato il più concentrato polo industriale europeo. In poche parole parla del grande tradimento perpetrato dalla “civiltà” industriale nei confronti di quella contadina, i cui protagonisti sono stati sedotti e abbandonati dopo essere stati avvelenati da fumi, amianto, calore, rumore e quisquiglie simili. L’altro libro contiene alcuni racconti di pesca degli anni Settanta e parla di ambienti naturali perduti, di amici, di acque e di pesci, di persone che sono scomparse con le quali ho molto condiviso. Pescare non significa solo prender pesci. Vuol dire entrare nella natura per misurarsi, stupirsi, commuoversi e, qualche volta, capirsi. L’ultimo libro è un omaggio al paese di Oriago che mi ha ospitato per quarant’anni, raccontato dall’immediato dopoguerra attraverso la vita di un caro amico settantenne, maestro di Shiatsu”.
La Riviera del Brenta è una fucina di scrittori, secondo lei, perché? “
Nel corso dell’edizione di “Gocce di emozioni 2” ho avuto il piacere di conoscere parecchi scrittori e poeti locali. Il tessuto letterario mi pare fecondo in Riviera e particolarmente a Dolo, il paese “dell’anima”, dove Venezia ha lasciato una profonda traccia fisica e romantica che si è arricchita degli saperi della dotta Padova attraverso i dibattiti e le frequentazioni dei caffè, tradizionalmente numerosi nel centro paese”.
Soddisfazioni tante; una in particolare?
“La vita, contrariamente a quanto raccontato nella letteratura rosa, è per quasi tutti parca di soddisfazioni. Non faccio eccezione a questa regola, anche se devo dire che la famiglia, costruita con limiti reciproci trasformati in forza comune, ha per me sempre costituito motivo di grande soddisfazione”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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