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Autoparco, il comune va avanti

Il Comune di Scorzè incassa un parere favorevole nella vicenda dell’autoparco di via Drizzagno. Nelle scorse settimane il Tar del Veneto ha respinto la richiesta di sospensiva della bonifica dell’area partita dalla ditta Carraro. Quest’ultima, infatti, aveva rifornito l’azienda Merlo del materiale impiegato per la costruzione dell’autoparco di via Drizzagno, dove poi era stato trovato l’amianto. Carraro sosteneva che, l’unico lotto dato alla Merlo, non è stato oggetto di alcun campionamento da parte della conferenza dei servizi e dall’Arpav. Si tratta di un complesso da oltre 110 mila metri quadrati e del valore attorno ai 15 milioni di euro, il cui cantiere è bloccato perché erano stati scoperti frammenti di amianto durante la costruzione. “Siamo in una fase molto delicata – dice il sindaco Giovanni Battista Mestriner – ma continueremo a vigilare che la bonifica sia fatta in modo accurato e a tutela dei cittadini. Stanno arrivando i pronunciamenti del Tar, che attestano come il Comune abbia agito in maniera legittima. Un risultato importante, che significa non interrompere il risanamento del sito. Ringrazio i rappresentanti di Arpav, Provincia e Ulss 13, che si sono dimostrati dei validi collaboratori”. Nel documento emesso dal Tar si legge che “ne consegue che sono state specificamente salvaguardate anche le esigenze, prospettate da parte ricorrente, a che non vengano dispersi eventuali elementi di prova”. Intanto sono state prorogate a metà settembre le operazioni per decontaminare l’autoparco dall’amianto. Il provvedimento è stato preso nell’ultima seduta della Conferenza dei servizi, dopo che quella precedente aveva concesso cento giorni di tempo, ovvero fine agosto, alla ditta proprietaria, la Scarpa Trasporti. Nella stessa riunione, è emerso come l’area “A” è stata del tutto bonificata e si può riprendere a costruire il capannone, mentre si continuerà a monitorare la zona al confine con quella “B”, dove continueranno le operazioni di risanamento. Il caso era scoppiato a novembre 2009, quando il Corpo forestale aveva scoperto l’amianto. Fino a quel momento erano stati costruiti 45 mila metri quadrati sugli oltre 110 mila previsti. E così era scattato il blocco del cantiere con segnalazione alla Procura e successivo sequestro. Sembra che la Merlo avesse comprato il materiale da tre aziende del Camposampierese che trasformano detriti e scarti edilizi in materie prime secondarie, e avesse poi fatto un unico composto usato nel sottofondo dell’autoparco. Ora è arrivato questo pronunciamento del Tar del Veneto, che aggiunge una nuova puntata alla vicenda.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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