Home Rodigino Azzalin: “Il Veneto diviso in quattro aree omogenee”

Azzalin: “Il Veneto diviso in quattro aree omogenee”

Per palazzo Celio sembra non ci sia più niente da fare, la legge sul contenimento della spesa pubblica (la cosiddetta ‘spending review’) non lascia molte possibilità all’ipotesi che la provincia di Rovigo possa continuare ad avere un ente che lo rappresenti come unità territoriale. Le provincie salve dalla “forbice” del Governo sono solo quelle di Verona, Vicenza e Venezia, in virtù del fatto che hanno più di 350 mila abitanti e un’estensione superiore ai 2500 chilometri quadrati mentre il resto del Veneto dovrà essere riorganizzato. Il Polesine, pertanto, continuerà ad esistere come realtà fisica ma come realtà politica è costretto a diventare qualcos’altro. Tra le ipotesi si è parlato di un accorpamento “tout court” a Padova ma non sono mancare supposizioni differenti che hanno anche lasciato presagire l’idea di uno smembramento del territorio rodigino e del successivo riordino delle varie aree seguendo il parametro delle affinità con le altre realtà contermini. Per il Delta, ad esempio, il nuovo riferimento provinciale potrebbe essere quello veneziano mentre a una parte del Polesine, quella limitrofa all’Emilia, non dispiacerebbe nemmeno il salto di Regione e un accorpamento alla provincia di Ferrara. La storia, del resto, lo legittimerebbe. Comunque sia, finora si è parlato solo di ipotesi più o meno realistiche, il momento delle decisioni deve ancora arrivare anche se il tempo stringe. Entro il 2 ottobre la Conferenza permanente Regione-Autonomie locali dovrà deliberare un’ipotesi di riordino delle Province da trasmettere alla Regione, che a sua volta avrà solo 20 giorni di tempo per inviare una proposta al Governo, proposta che ancora manca visto che in Regione la discussione verte su una legge che attribuisca la precedenza del riordino al Consiglio regionale e non, come previsto dal Governo, ad una “Conferenza” che non è nemmeno elettiva. Questioni “di lana caprina”, secondo alcuni esponenti del Consiglio di palazzo Ferro Fini, che hanno solo il merito di allontanare il discorso dal cuore del problema, ossia immaginare come dovrà essere il Veneto di domani. In Polesine, intanto, lo scorso 5 settembre in occasione di un consiglio provinciale è stato votato un punto all’ordine del giorno in cui gli esponenti di palazzo Celio hanno espressa la volontà che il Polesine non diventi una terra da annettere solo in ragione delle sue potenzialità: lo sbocco al mare, il sistema portuale e l’asta navigabile o addirittura l’intera area deltizia potrebbero essere contesi tra le provincie superstiti come fossero un bottino di guerra.
Ma il vero pericolo secondo il presidente del Consiglio rodigino, Federico Frigato, è che l’ipotesi più accreditata del riordino sia quella di un accorpamento a Padova e che dunque per la provincia rodigina spetti un futuro “all’ombra” della città del Santo. Ipotesi che non piacerebbe nemmeno un poco al consigliere del Partito democratico Graziano Azzalin che invece il Veneto del “dopo provincie” lo immagina diviso in quattro aree omogenee. “In sede regionale il Pd — ha precisato Azzalin – già nel corso della discussione sul nuovo Statuto veneto, ha elaborato una propria proposta organica, nella quale il riconoscimento di macroaree non è una semplice constatazione delle peculiarità dei diversi territori, bensì uno sprone ad attuare politiche mirate a seconda delle diverse esigenze. In più, con la legge di Disciplina dell’esercizio associato di funzioni e servizi comunali, approvata dal Consiglio con consenso trasversale, si mette nero su bianco una suddivisione del Veneto in quattro aree omogenee: l’area montana e parzialmente montana, l’area ad elevata urbanizzazione, l’area del Veneto centrale e l’area del basso Veneto. Solo partendo da questa suddivisione si può trovare una soluzione che superi le incongruenze dei dettami contenuti nel cosiddetto decreto sulla spending review. E solo così le competenze del nuovo ente intermedio, nei settori ambiente, rifiuti, trasporti e viabilità possono essere implementate e organizzate secondo economie di scala ed in modo più efficiente. Ritagli arbitrari del territorio contribuirebbero solo ad affossare ulteriormente l’amministrazione locale, rendendo le nuove Province degli inutili carrozzoni poco rappresentativi e poco democratici”. Convergenza pressoché totale su queste posizioni anche da parte del consigliere del Carroccio Cristiano Corazzari che ha sottolineato come sia: “Importante che in questa occasione si mettano da parte le appartenenze politiche e si superino i pregiudizi di ogni tipo per offrire una soluzione che sia coerente e che vada nell’interesse comune di tutti i cittadini veneti, senza distinguere fra zone di serie A e zone di serie B”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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