Home Veneziano Chioggia Il parco ha compiuto 10 anni

Il parco ha compiuto 10 anni

Le Tegnue di Chioggia hanno compiuto dieci anni. Proprio nel 2002 l’area dai fondali rocciosi al largo di Chioggia è stata dichiarata, con decreto ministeriale, zona di tutela biologica. Primo esempio nel Veneto, il parco sottomarino da allora non ha fatto che catalizzare l’attenzione dei club subacquei e degli amatori, grazie anche all’impegno dell’associazione Tegnue di Chioggia onlus, alla quale il Comune ha affidato la gestione dell’area.
Alla valorizzazione delle Tegnue la Regione Veneto ha destinato un finanziamento destinato ad agevolarne la fruizione da parte dei turisti dei fondali. Nel contempo si agisce anche a livello didattico: cinque biologhe marine incontrano le classi di ogni ordine e grado e le associazioni sportive e culturali cittadine, per far conoscere le specificità dell’area, che si configura sempre più come un vero e proprio tesoro naturalistico, tanto che si sta tentando anche la via del riconoscimento Unesco per far dichiarare le Tegnue Patrimonio dell’Umanità.
L’associazione Tegnue sta già progettando nuove iniziative per la promozione dell’area. Si sta pensando, ad esempio, di far divenire il parco una nursery per pecten jacobaeus, ovvero per capesante. Piero Mescalchin, presidente dell’associazione che da quarant’anni pratica immersioni, ricorda infatti che nel 1977 una grave anossia (mancanza di ossigeno sul fondale marino) causò una grande moria di capesante. Ma la parte centrale delle Tegnue, protetta naturalmente da una corona rocciosa, era popolata da un’enorme quantità di questi molluschi; ora presenti solo in modestissime quantità.
Il progetto sarebbe dunque quello di ripopolare l’area con il rilascio di molluschi di taglia non commerciabile (fino a 50.000 esemplari!) che in seguito disperderebbero le larve pelagiche durante la stagione riproduttiva. La raccolta potrebbe essere organizzata depositando il prodotto sottomisura in una delle aziende che già curano la stabulazione dei mitili; poi in tempi brevissimi riportandolo in mare e predisponendo la semina nella zona preposta. Una marcatura, cioè un piccolo foro sul bordo della conchiglia, sarà il riconoscimento per evitare che vengano illegalmente ripescate e messe in commercio. Si tratta di coinvolgere il più grande numero possibile di pescherecci che abitualmente operano su capesante, e motivarli sull’utilità del programma, sia a fini generali e ambientali, sia ai fini di una migliore gestione delle risorse rinnovabili. I pescatori potrebbero essere incoraggiati con incentivi che premino un loro ruolo attivo e retribuiti con un compenso a singolo individuo o a peso.
L’area preposta ha solo due accessi, ad ovest e ad est che potrebbero essere chiusi affondando dei relitti di pescherecci in disarmo, opportunamente bonificati.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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