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Meno ospedale, più territorio

Meno posti letto per i malati acuti in ospedale e più posti letto “territoriali”; nomina del direttore generale della sanità affidata al consiglio per un incarico triennale (non più quinquennale) e non rinnovabile; obbligo per tutte le strutture sanitarie, sociali o socio-sanitarie di rendere pubblici i propri bilanci annuali, per le parti inerenti il finanziamento pubblico.
Sono solo alcune delle novità contenute nel nuovo Piano socio-sanitario 2012-2016 della Regione Veneto che dovrà programmare il sistema delle cure e dell’assistenza nel territorio della Regione da qui al prossimo quinquennio. L’obiettivo del provvedimento è di ridefinire la programmazione in base alla sostenibilità economica, all’integrazione tra sanità e sociale, all’innovazione tecnologica e alle esigenze di potenziare l’assistenza territoriale.
“Il Veneto si prepara a raccogliere la sfida della sostenibilità economica, di un sistema che vale 8 miliardi e 600 milioni di spesa annua, 20 mila posti letto ospedalieri e conta 60 mila dipendenti diretti” ha dichiarato il presidente della V commissione Sanità e Sociale della Regione Veneto, Leonardo Padrin. La previsione di partenza è di ridurre le 21 Usl attuali sulla base di un bacino compreso tra i 200 mila e i 300 mila abitanti. L’altro obiettivo è di è di spostare il baricentro delle cure dall’ospedale al territorio. Tra gli aspetti centrali e innovativi del nuovo piano, Padrin ha evidenziato l’introduzione della figura del direttore generale della sanità.
“La sua nomina resta di competenza del presidente della Regione — ha spiegato — ma l’incarico è stato ridotto a tre anni. I dirigenti delle Ulss saranno soggetti annualmente alla valutazione sul loro operato da parte della giunta, consiglio e dall’assemblea dei sindaci”. Altra novità importante è l’introduzione delle schede ospedaliere, che dovranno specificare il numero di posti letto e reparti, strutture da dismettere, riconvertire o aggregare e le schede territoriali, ossia la valutazione oggettiva delle necessità di posti letto e assistenza dei pazienti cronici.
“Saranno ospedalieri solo i servizi che non si possono erogare a livello territoriale — ha spiegato Padrin — per quanto riguarda i posti letto ospedalieri, rientriamo già nei parametri stabiliti dal Patto della Salute con meno di 4 posti letto per 1000 abitanti. L’idea è di ridurre a 3 per 1000 abitanti i posti letto per acuti e aumentare quelli territoriali a 1,5 per 1000 abitanti, tra hospice, ospedali di comunità e strutture intermedie, cui saranno destinati i malati acuti che escono dall’ospedale ma non ancora in condizione di tornare a casa e i malati cronici”.
“L’altra sfida che ci aspetta — ha concluso Padrin – è la liberalizzazione della circolazione sanitaria all’interno dell’unione europea, prevista dal 2014. La nuova frontiera che abbiamo davanti è la concorrenza che il Veneto dovrà sostenere nell’offerta di cure e servizi a confronto con le altre realtà europee”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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