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Prove di fusione, solo Pontecchio disponibile

Con la conversione della legge 135/2012 del decreto legge 95/2012, meglio conosciuta con il nome di spending review, il governo ha inteso mettere pali e paletti agli enti locali e aprire la strada ad un loro nuovo riordino. I taglio delle provincie si colloca in questa prospettiva, ma i tagli non riguardano solo gli enti intermedi.
L’articolo 19 infatti è rivolto ai comuni e alle loro funzioni, come per esempio il servizio di Polizia locale, la Protezione civile e in genere l’organizzazione dei servizi pubblici, che per quanto riguarda i piccoli comuni al di sotto dei cinque mila abitanti dovranno essere esercitate in forma associata.
Significa che i comuni dovranno stipulare delle convenzioni se non delle unioni per gestire i servizi. Tre, su un elenco di dieci funzioni, dovranno essere messe in comune prima della fine dell’anno, il resto entro il 2013. In molti ravvisano in queste disposizione il viatico per la scomparsa dei piccoli municipi, in quanto per andare avanti dovranno trovare forme sinergiche di gestione ed evidentemente alla fine del percorso la via obbligata sarà quella della fusione con altri comuni. L’ipotesi non spaventa la cittadinanza che anzi, visti gli ultimi episodi che hanno riguardato gli enti locali, auspica un loro riordino in chiave più economicistica, però tale attesa non sempre è assecondata dagli amministratori.
Anche in questo caso la mancata decisione da parte della conferenza permanente della Regione e delle Autonomie locali, in materia di riordino delle provincie venete, vale come ennesimo esempio della mancata volontà di mettere mano a questioni di questo genere, pure se diventate così stringenti.
Quella di espandere i propri confini, invece, è un’ipotesi che il comune di Rovigo ha deciso di intraprendere, se non altro in via ricognitiva contattando gli altri amministratori del territorio.
Il punto di partenza espresso dal primo cittadino, Bruno Piva, a dire il vero era fondato su presupposto diverso, ossia di fortificare il capoluogo in modo da non renderlo marginale, qualsiasi sia la scelta che il Governo perseguirà per il riordino delle provincie, è l’imposizione della gestione del funzioni alla quale sono soggetti i piccoli comuni della cintura rodigina, avrebbe potuto fargli buon gioco.
Ma sui i sette comuni contattati, Ceregnano, Villadose, San Martino di Venezze, Pontecchio, Arquà, Villamarzana e Costa, solo il sindaco di Pontecchio, esprimendo tra l’altro un parere personale, si è detto favorevole ad una fusione con Rovigo. L’iniziativa ha avuto il commento del consigliere di minoranza Federico Frigato che pur non biasimando l’iniziativa del primo cittadino ha insistito sulla necessità che tali operazioni nascano su presupposti diversi. “Mi permetto soltanto di far notare — riporta una mail inviata dallo stesso Frigato – che oltre agli incontri più o meno amichevoli, si tratta di fare analisi, verifiche, simulazioni della gestione dei servizi al cittadino ma, forse più ancora, delle prospettive di sviluppo sociale, economico, urbanistico e logistico che tale “macro Comune” potrà avere.

E, francamente, su questo mi pare non ci sia ancora molta materia di dibattito. Potrebbe, lancio una proposta, essere questa l’occasione per riaprire una discussione ed un confronto sul Pat piano di assetto territoriale e sul piano degli interventi, per adeguare lo strumento urbanistico alle nuove e mutate esigenze territoriali”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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