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Dirigenti Enel alla sbarra

Nel parlare della Centrale Enel di Polesine Camerini bisogna ormai procedere a una distinzione preliminare: si parla dell’impianto in sé o della sua dimensione legale? Destini inesorabilmente incrociati, ma con sbocchi diversi: se da una parte il vecchio gigante rugginoso vive un’esistenza precaria, dall’altra le vicende burocratiche vivono un periodo di intenso. Ha infatti preso il via, con un notevole colpo di scena iniziale, il processo ai dirigenti Enel accusati di violazioni alle norme di sicurezza della Centrale durante il periodo tra il 1998 e il 2009. Il pubblico ministero Manuela Fasolato ha aggiunto ai capi d’imputazione già presenti anche quello di disastro colposo: una scelta che ha obbligato il giudice Silvia Varotto a rinviare l’udienza e a trasferire il processo al tribunale di Rovigo. Questo perché il reato in questione prevede pene comprese tra tre e dodici anni di reclusione e per le infrazioni superiori ai dieci anni è necessario il giudizio di un tribunale in composizione collegiale. Nello specifico andrà stabilito se è sussistita o meno “l’omissione dolosa di cautele contro disastri e infortuni sul lavoro”: in sostanza l’accusa ritiene che vi sia un legame diretto tra i mancati adeguamenti della centrale, le relative emissioni nell’atmosfera e l’aumento delle patologie respiratorie nei minori di quattordici anni residenti in un raggio di venticinque chilometri dall’impianto. Si ricomincerà quindi il prossimo 24 gennaio, alla presenza degli illustri imputati: tre amministratori delegati dell’azienda come Franco Tatò, Fulvio Conti e Paolo Scaroni; gli ex presidenti di Enel Produzione, Alfredo Inesi, Antonino Craparotta, Giuseppe Antonio Potestio e Sandro Fontecedro; Renzo Busatto e Cario Zanatta, ex direttori della centrale e Leonardo Arrighi, responsabile del progetto di riconversione a carbone dell’impianto di Polesine Camerini. Lunga, lunghissima, anche la lista le parti civili che hanno deciso di costituirsi in questo processo: in testa a tutti ci sono i ministeri dell’Ambiente e della Salute, i comuni di Porto Tolle, Taglio di Po, Corbola, Ariano, Rosolina, Porto Viro, Loreo, Mesola e Goro; l’Ente Parco Delta del Po Veneto e il suo omologo emiliano; la Regione Emilia-Romagna; le province di Rovigo e Ferrara e un corposo gruppo di associazioni ambientaliste. La presenza nella lista del Comune di Porto Tolle potrebbe indurre in confusione, visto che l’amministrazione locale è da anni impegnata in un sostegno convinto al progetto di riconversione a carbone dell’impianto. Tuttavia il sindaco Silvano Finotti ci ha tenuto a ribadire la sua posizione: “Oggi si sta ponendo molta attenzione sul tema ambientale ma non deve essere tutto demonizzato, la questione ambientale è sacrosanta, quella della salute intoccabile e dobbiamo conciliare il tutto con il diritto al lavoro, allo sviluppo e alla crescita economica. Se ci sono state aziende che non sono state attente nel condurre l’impresa credo sia sacrosanto che questi imprenditori siano chiamati a rispondere e motivare davanti all’organo competente”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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