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Imu, sale a Spinea cala a Mirano

A Spinea sale, a Mirano cala. Per i cittadini di entrambi i comuni però la rata dell’Imu da versare a dicembre resta un regalo di Natale che avrebbero volentieri evitato di fare. La crisi è tutt’altro che superata, le famiglie la misurano nel calo del potere d’acquisto, soprattutto a Natale e i conti di fine anno diventano ancor più amari da fare se sul groppone, c’è anche la tassa sulla casa di proprietà. Altro che tredicesima. I principali centri del Miranese, oltre a contendersi il primato demografico, fanno a gara anche a chi paga di meno. O di più, dipende dai punti di vista. A Mirano la giunta Pavanello dice di aver fatto i miracoli per alleggerire il salasso decretato in primavera dal commissario. La rata di dicembre sarà leggera, anche se così poco che i contribuenti quasi non se ne accorgeranno: 15-20 euro a famiglia per la prima casa. Il Comune ha trovato risorse e modi per alleggerire l’imposizione: col voto della sola maggioranza l’imposta è scesa per la prima casa dal 5,5 al 5,3 per mille, quella per gli altri immobili dal 10 al 9,8 per mille. Da dire in realtà che l’abbassamento era prevedibile e auspicabile, visto che la prima rata era stata fissata al massimo dal commissario che aveva approvato un bilancio dichiaratamente tecnico, piazzando Mirano tra i Comuni a più alta imposizione sugli immobili della provincia. Le nuove aliquote porteranno a un minor gettito per il Comune stimabile attorno ai 220 mila euro. “È un rischio che ci prendiamo – ammette il sindaco Maria Rosa Pavanello – perché i dati certi degli introiti Imu si avranno solo a marzo, ma abbiamo voluto dare un segnale di attenzione ai cittadini. Altri Comuni hanno deciso di non farlo, d’altronde noi pensiamo che questa sia una tassa sbagliata”. A Spinea il ritocco e di tutt’altro tenore: il Comune è stato costretto ad alzare di mezzo punto l’aliquota e i ringraziamenti per quella che la giunta Checchin considera una scelta obbligata vanno tutti allo Stato, che ha deciso di tagliare i trasferimenti al Comune sul finire dell’estate, con gli equilibri di bilancio già approvati. Dal 4,5 per mille si passa al 5 per mille, innalzamento che comporta per i circa 9.200 contribuenti per la prima casa un aggravio medio di circa 40 euro e il versamento annuo medio per ogni contribuente a circa 140 euro. “Una scelta amara ma obbligata – spiega il sindaco Silvano Checchin – perché lo Stato ha previsto clausole di salvaguardia per se stesso facendo i conti su indicatori medi del territorio italiano che vedono Spinea fortemente penalizzata”. La città si trova infatti in una situazione particolare rispetto ai comuni di pari popolazione: ha una superficie molto piccola, appena 15 chilometri quadrati e densamente abitata. Non ci sono terreni o case rurali da sottoporre a Imu e le seconde case sono troppo poche per far quadrare i conti. Il 28 agosto lo Stato ha tagliato ulteriori 562 mila euro all’ente locale e l’unico modo per il Comune di mantenere in equilibrio il bilancio, è stato quello di alzare l’aliquota. In pratica a Spinea i mancati trasferimenti dello Stato vengono ripagati direttamente dai cittadini sotto forma di tassa. A conti fatti a Mirano la scelta di abbassare l’Imu può sembrare azzardata, a Spinea quella di alzarla è obbligata. In entrambi i casi i sindaci si assumono le loro responsabilità e nonostante la popolarità o l’impopolarità delle scelte fatte, a Spinea, con l’aumento dello 0,5 per mille, la prima casa si paga ancora meno che a Mirano, dove è stata abbassata dello 0,2 per mille contro 5,3 per mille.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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