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Guerra di cifre sui dati

La polemica cementifici non accenna a diminuire. Se da un lato la crisi economica ha messo fretta per la realizzazione del Revamping, dall’altro i comitati ambientalisti non mollano e continuano a lottare per far valere il loro no. A innescare ancora la discussione, sono le emissioni di “Nox” che hanno registrato dei picchi quantomeno sospetti. Ma Italcementi ha minimizzato e rassicurato i cittadini, affermando che le emissioni si sono ristabilite a valori normali. Non sono dello stesso parere i responsabili dei comitati “E noi?” e “Lasciateci Respirare”.
“La concentrazione media di ossidi di azoto dell’intero mese di ottobre è più che raddoppiata rispetto all’anno precedente (506 nel 2011, 1025 nel 2012) mentre quella dell’anidride solforosa (so2) è aumentata di ben 14 volte passando da un valore medio di 8,34 mg/nmc nel 2011 a una media di 116,3 mg/nmc nel 2012 — spiegano – Se questi valori sono il miglioramento c’è da rimanere almeno sorpresi. Se poi si considera che i limiti di emissioni di due cementifici, appartenenti allo stesso proprietario ma situati uno a Monselice e l’altro a Coleferro, dispongono di normative diverse oltre che sorpresi c’è anche da essere preoccupati”.
I limiti di emissione di Nox a Monselice sono di 1800 mg/nmc mentre a Coleferro risultano a 800 mg/nmc. Ancora più diversi risultano quelli di so2 che a Monselice sono di 600 mg/nmc mentre a Coleferro 50 mg/nmc (12 volte inferiori). “La preoccupazione è generata anche dagli Enti Pubblici che hanno inspiegabilmente concesso queste inconcepibili differenze — continuano – tanto più se si considera che lo stabilimento di Monselice si trova in un’area densamente popolata, all’interno del Parco Colli e in un territorio dove ci sono 3 cementifici nel raggio di 5 chilometri”.
Sul tema è intervenuto l’europarlamentare Andrea Zanoni che ha chiesto maggiore rigore nei controlli. La risposta del Commissario Ue all’Ambiente, ha decretato che il consumatore deve essere informato.
“L’Ue deve andare verso una più rigorosa legislazione di cosa viene effettivamente bruciato nei cementifici — spiega Zanoni — Ad Este e Monselice, ad esempio, ci sono tre cementifici in un raggio di 5 km. Il problema è che nei cementifici si brucia di tutto e perciò nei cementi potenzialmente finisce di tutto, comprese sostanze dannose per la nostra salute come già successo in una abitazione di Musestre in provincia di Treviso. I cementifici di Este e Monselice sono strutture che paradossalmente per legge godono di limiti massimi di emissioni più alte di quelle degli inceneritori. Ma cosa viene bruciato esattamente al loro interno?”. La preoccupazione è che già ora si brucino rifiuti nei forni dei cementifici, tenendo all’oscuro gli ignari cittadini. Da Zanoni arriva un monito: “invito le autorità italiane competenti a fare approfondite verifiche sull’obbligo di indicazione in etichetta per questi cementi. La Commissione europea conduca nel modo più scrupoloso possibile l’analisi delle informazioni su queste sostanze pericolose, estendendo a tutte le sostanze tossiche l’obbligo di informazione”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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