Home Rodigino Delta L’unione con Verona non entusiasma nessuno

L’unione con Verona non entusiasma nessuno

La notizia dell’accorpamento della provincia di Rovigo con quella di Verona (e alla possibile aggiunta di Vicenza) ha colto quantomeno di sorpresa l’opinione pubblica portotollese, per primo ovviamente il sindaco Silvano Finotti che nei giorni seguenti all’annuncio si è espresso in maniera abbastanza eloquente sulle colonne della stampa locale: “È curioso che a parlare di questo tema siano i sindaci dei capoluoghi e non i presidenti delle Province, forse quest’ultimi hanno delegato i rispettivi sindaci a trattare un argomento così importante? Perché Porto Tolle non solo non ha delegato nessuno a trattare per lui, ma il suo consiglio comunale ha deliberato l’unitarietà e il mantenimento del Polesine”. Il primo cittadino si è detto un po’ preoccupato per certe dichiarazioni sul destino della provincia rodigina: “A leggere certi interventi mi sembra di vivere un moderno colonialismo: Verona dice che finalmente avrà uno sbocco sul mare, Vicenza afferma che finalmente oltre alla via del mare avrà anche il gas. Qualcuno ha pensato di chiedere ai comuni che si affacciano sul mare cosa ne pensano?”.
Un ragionamento che si estende anche sul versante pratico-economico: “Mi chiedo se questa scelta rappresenti un risparmio per lo Stato o se invece il tutto si traduca in un maggior onere per il cittadino”. Basta snocciolare un po’ di dati: Porto Tolle dista da Rovigo 55 chilometri, mentre per arrivare a Verona se ne devono percorrere ben 145. Di certo c’è che la popolazione locale non ha preso benissimo la possibile novità: basta fare un giro nei bar delle varie frazioni per rendersi conto del malumore generato dall’accostamento con Verona. “Che c’entriamo noi con Verona? — chiede in modo retorico Giacomo, libero professionista — avrei visto molto più di buon occhio un’unione con Padova, che mi sembra una provincia molto più affine alla nostra, anche sotto il profilo culturale”. Il tema della matrice culturale per la verità è quello che solleva più distinzioni. Michele — pescatore — per esempio la pensa diversamente: “Se parliamo di compatibilità allora si doveva scegliere la fusione con Venezia a cui siamo sicuramente più simili anche per via dei precedenti storici”. L’aspetto pratico è comunque quello che più preoccupa la gente: “Spero che vengano comunque garantiti dei servizi minimi — fa notare Sara, impiegata — perché non è concepibile doversi spostare per una distanza così lunga in caso di pratiche burocratiche o cose simili”. C’è però anche chi vede di buon occhio il matrimonio con Verona: “Se è vero che Padova non ci ha voluto con sé — sottolinea Andrea, studente – tanto vale accettare questa unione: sotto il profilo economico credo possa solo darci dei benefici, a maggior ragione se dovesse essere inclusa anche Vicenza. Finire sotto Venezia ci avrebbe resi il fanalino di coda della nuova provincia, se non proprio della Regione intera”. Corposo anche il partito dei disincantati. Ne fa parte anche Giovanni, pensionato ed ex agricoltore: “Alla fine fa poca differenza la sigla che dovremo mettere sulla targa, non cambierà proprio nulla. Polesani siamo nati e tali resteremo”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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