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“Mai autorizzati”: caso VelOk

Sul territorio comunale di Vigonza ce se sono ben 13. Ma il Comune della cintura urbana non è l’unico. Sono ben trecento i Comuni italiani dove sono stati ubicati, di questi quaranta in Veneto. Siamo parlando delle colonnine arancioni per il controllo della velocità chiamate «VelOk». Ma ora sono diventate una vera e propria bomba. Il ministero, infatti, ha stabilito che “non sono mai state autorizzate” e soprattutto che “sono utilizzabili solo se c’è il vigile”. Ad affermarlo, senza mezzi termini, il parere 4295 del 24 luglio scorso a firma di Sergio Dondolini, direttore generale del Dipartimento per i trasporti del Ministero delle Infrastrutture, parere richiesto stavolta dal prefetto di Bergamo. “I manufatti in oggetto — ha ribatutto Dondolini – non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo codice della strada e dal connesso Regolamento di esecuzione e di attuazione, e dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione da parte di questa Direzione Generale. La legge “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, rinvia ad apposito decreto ministeriale, non ancora emanato, la definizione delle caratteristiche degli impianti da impiegare per la regolazione della velocità”. Ma non è finita qui: i velok non possono essere classificati come impianti. Per le colonnine, infatti, nessuno ha mai richiesto al ministero dei Trasporti l’omologazione, in più non possono essere paragonati ai dissuasori fatti secondo le indicazioni di legge e non sono nemmeno cartelloni stradali anche se riportano il limite di velocità perché non hanno le dimensioni previste. Sono validi solo come contenitori di autovelox, se però hanno il vigile vicino.
“Siamo il solito paese delle banane – ha replicato il sindaco di Vigonza Nunzio Tacchetto – da una parte abbiamo la richiesta della sicurezza a cui dobbiamo dare risposte, dall’altra c’è sempre il problema di andare a ledere qualche diritto. Ma di cosa stiamo discutendo? Qui si tratta di far rispettare le leggi che ci sono, non certo di fare prevaricazione. Perché di multe, in due anni di uso del velok, ne abbiamo fatte davvero poche, penso una decina. Il nostro obiettivo è di fare educazione stradale, qui nessuno vuole fare cassa. L’effetto ottenuto è dissuasivo, per cui noi siamo a posto con i velOk”.
Numerose le prese di posizione sulla vicenda. Per Nicola Mazzonetto, direttore di Conservizi Veneto “i VelOk non sono né illegali né illegittimi, rispettano tutte le normative in vigore e svolgono una funzione deterrente per la sicurezza stradale che sicuramente salva delle vite. Gli effetti dell’installazione ci sono stati riconosciuti persino dall’Associazione utenti auto, che certo non è tenera con chi fa i controlli sulle strade, e pareri autorevoli delle autorità lo attestano. I box VelOk sono semplici dissuasori e non contengono, di per sé, apparecchiature di sorta. Ne consegue che non sono inquadrabili nelle norme del Codice della strada che trattano le tecnologie per la rilevazione della velocità”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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