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Ospedale di Rovigo, a rischio declassamento?

Il piano socio sanitario regionale, approvato in prima battuta a luglio, prevedeva una dorsale di ospedali principali situati nei sette capoluoghi di provincia (Venezia, Padova, Verona, Rovigo, Treviso, Vicenza, Belluno) e una rete di altri ospedali che Luca Coletto (assessore regionale alla sanità) ha definito “nodi della rete”, tarati per un bacino di circa 200.000 abitanti.
Il piano inoltre individuava le Aziende Ospedaliere di Padova e Verona come strutture di riferimento nazionale.
Quanto avvenuto in seguito, con l’accorpamento delle provincie che lascia presagire un futuro prossimo in cui Rovigo e Verona diverranno un’unica realtà provinciale (salvo dichiarazione di incostituzionalità del decreto con il quale sono state istituite), pone molti interrogativi sul futuro degli ospedali di Rovigo, Trecenta ed Adria.
L’ospedale dell’attuale capoluogo potrebbe infatti passare dall’essere considerato “principale” a mero “nodo” (dal momento che gli abitanti della provincia di Rovigo sono circa 250.000); una sorta di declassamento che forse, però, è solo una speculazione intellettuale che non troverà riscontro nella realtà. Ma il rischio c’è. A sostenerlo, tra gli altri, è il vicepresidente della provincia Guglielmo Brusco: “Non sono il solo a pensare che questo pericolo ci sia. La Provincia già dallo scorso anno ha cercato di rendere praticabile l’accordo Stato-Regione sulla Sanità, con lo scopo di valorizzare le strutture presenti sul territorio, con una proposta che consentirebbe di arginare il pericolo dell’impoverimento delle stesse”.
“La proposta avanzata dalla provincia di Rovigo era la seguente: mantenimento e sviluppo degli ospedali pubblici, diverso utilizzo degli ospedali privati”. I tagli ai posti letto, per esempio “devono esser fatti anche agli ospedali privati. Questi, inoltre, non devono essere dei duplicati di quelli pubblici, devono avere funzioni diverse”. Un esempio è la clinica di Santa Maria Maddalena, che potrebbe essere organizzata in modo da accogliere l’utenza fuori regione (proveniente dalla limitrofa Ferrara)”. Per quanto riguarda l’ospedale San Luca di Trecenta “al momento è sottoutilizzato ma ha una struttura che potrebbe e dovrebbe essere valorizzata”.
E se è vero che il piano regionale prevede un grande rafforzamento della medicina territoriale (per avvicinare la sanità al cittadino ed al territorio di residenza), con strutture di ricovero come ospedali di comunità, unità riabilitative territoriali e poliambulatori territoriali, gli ospedali principali conservano comunque una loro importanza strategica. Quanto pensato e deciso fino ad ora, tuttavia, qualora si attuasse l’accorpamento delle provincie come voluto dal governo centrale, dovrà essere ristrutturato.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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