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Pastificio Ferrarese “salvo”

Solo dopo una lunga e difficile trattativa si è conclusa con uno spiraglio positivo la delicata vertenza del Pastificio Ferrarese, con la possibilità di salvare la produzione e parte dei posti di lavoro, almeno questa prima fase. Solo dopo diverse riunioni e numerosi contatti tra dipendenti, rappresentanti sindacali, assessore provinciale al lavoro e sindaco è arrivata l’intesa. Il mese scorso tutti i dipendenti del Pastificio Ferrarese hanno sottoscritto l’accordo che consente la ripresa dell’attività produttiva con un nuovo proprietario e il salvataggio di 8 posti di lavoro su 21. Gli altri dipendenti avranno un anno di cassa integrazione straordinaria con la speranza che in seguito gli affari vadano bene e ci siano altre assunzioni.
L’accordo prevede che Roberto Gobitta, titolare della Tectronik, azienda di Limena specializzata nella produzione della pasta, affitti lo stabilimento di Conselve e riprenda l’attività, assumendo due lavoratori al mese nei primi sei mesi e altri due prima della scadenza della cassa integrazione. Al momento di concludere mancava però l’unanimità perché sette dipendenti non avevano dato il loro assenso. La situazione si è sbloccata dopo nemmeno 24 ore con la mediazione dei sindacalisti, che sono riusciti a convincere anche gli incerti della bontà dell’operazione.
“Ringrazio le parti sociali, la Fai Cisl e la Flai Cgil, e il sindaco di Conselve Antonio Ruzzon per la collaborazione – ha dichiarato l’assessore provinciale al lavoro Massimiliano Barison – e per aver permesso di raggiungere un accordo che salva produzione e forza lavoro. Di fronte a tante aziende che chiudono questa è una buona notizia. L’assunzione dei lavoratori seguirà la contrattazione del comparto “Alimentari Artigianato” e quindi la newco corrisponderà un superminimo contrattuale di 50 euro lordi al mese, aumentabili dopo il primo anno di attività”. Ora toccherà al curatore fallimentare nominato dal Tribunale avallare l’accordo.
“Alla fine ha prevalso il buon senso”, hanno commentato Samuel Scavazzin e Gilberto Baratto della Fai Cisl. “Con l’assenso di tutti i ventuno dipendenti del Pastificio Ferrarese – hanno aggiunto i sindacalisti – è stato possibile inoltrare al Ministero la richiesta di cassa integrazione straordinaria per chiusura di attività. I lavoratori che non potranno essere riassunti immediatamente dal pastificio beneficeranno in questo modo degli ammortizzatori sociali per la durata di dodici mesi.
La famiglia Ferrarese depositerà infatti i libri contabili per l’avvio della procedura fallimentare dello storico pastificio. Sarà quindi il curatore fallimentare a dover avallare gli accordi stipulati tra sindacati, lavoratori e imprenditore interessato a rilevare l’attività”.
“In una situazione di crisi come l’attuale — ha concluso Adriano Pozzato, segretario generale Cisl — bisogna cogliere ogni spiraglio di luce in difesa dell’occupazione. Attraverso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali si garantisce un minimo di tranquillità economica ai lavoratori che possono affrontare i percorsi di riqualificazione. Il sindacato ha il dovere di operare anche scelte difficili e dolorose pur di scongiurare la definitiva chiusura di un’azienda”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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