Home Riviera del Brenta Riviera Ovest “L’ospedale di Dolo non si tocca”

“L’ospedale di Dolo non si tocca”

Ulss 13, si cambia. Si va verso un polo internistico per l’ospedale di Dolo e uno chirurgico per quello di Mirano. Le linee guida dell’azione contenuta nelle schede ospedaliere, è stata illustrata alla Conferenza dei sindaci dell’Ulss dal nuovo direttore Gino Gumirato, nelle scorse settimane. I sindaci della Riviera del Brenta però non ci stanno e danno l’altolà: no a un depotenziamento dell’ospedale di Dolo. “Quello che è chiaro – ha detto durante l’assemblea dei sindaci Gumirato- è che ci sarà la separazione fra un polo chirurgico e uno internistico. Se sarà Dolo o Mirano ad ospitare il chirurgico o l’internistico si deciderà in un una fase successiva. Non mancheranno però in tutti e due gli ospedali di riferimento servizi come esami e diagnostica e sanità territoriale”. Anche se Gumitato non si è sbilanciato, dalle intenzioni della Regione, appare chiaro come si punti su Mirano per realizzare un polo chirurgico e su Dolo come ospedale internistico, con servizi di riabilitazione, e questo fin da marzo quando le schede ospedaliere ancora in regione saranno rese note (dopo le elezioni). Lo stesso direttore giustifica le scelte. “Non ci devono essere particolari patemi d’animo — ha spiegato Gumirato —. Si è calcolato che mediamente una persona in 75 anni di età ha bisogno di un intervento chirurgico una sola volta. Non è cioè la distanza di 5 — 10 chilometri in più che fa la differenza . Tanto che i ricoveri anche dopo gli interventi chirurgici si risolvono con una degenza media di 4-5 giorni. Non saranno tagliati servizi, si tratta solo di una necessaria riorganizzazione che eviterà spreco di risorse. Saranno potenziati anche i distretti sanitari in tutto il territorio della Riviera del Brenta e del Miranese”. I sindaci del comprensorio non l’hanno presa bene. I comuni della Riviera del Brenta sono in rivolta. A tremare sono soprattutto quelli dell’area sud della Riviera (Campolongo, Camponogara e Campagna Lupia), che vedrebbero così i propri cittadini (quasi 60 mila), costretti a fare 30 chilometri per raggiungere Mirano, l’ospedale che a quel punto sarebbe l’unico attrezzato per interventi chirurgici. Con questa prospettiva avanzata dalla Regione e adombrata dal direttore generale, per il sindaco di Campolongo Maggiore Alessandro Campalto – “per un intervento chirurgico a questo punto da Campolongo, conviene andare a Padova o Chioggia dal punto di vista delle distanze, visto che anche Piove di Sacco non è attrezzata per fare interventi di quel tipo. Chiediamo perciò alla Regione di tener conto delle necessità di questa parte della popolazione che vede la possibilità di andare a Mirano non proprio come un’attrattiva”. Sulla stessa linea anche il sindaco di Camponogara Giampietro Menin che chiede un’azione comune. Preoccupato ma cauto il sindaco di Campagna Lupia Fabio Livieri, che è anche il presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Asl 13. “La prospettiva di una specializzazione internistica e una chirurgica — dice — non va demonizzata. Non può essere un grimaldello per smantellare l’ospedale di Dolo”. Il sindaco di Fossò Federica Boscaro che di professione è medico crede che sia opportuno non cambiare nulla. “Credo — dice – che la soluzione migliore sia mantenere due ospedali chirurgici per acuti, cioè mantenere sale chirurgiche sia a Mirano che a Dolo. Se vi fossero dei problemi di sicurezza delle strutture andrebbero fatti investimenti per metterle a norma“. Il comune di Mira con l’assessore Luciano Claut, si esprime per una difesa dell’ospedale di Dolo da quello che vede come un depotenziamento. “Non si deve — dice Claut – portare le sale operatorie a Mirano. E’ il primo passo per la creazione di un ospedale di serie B. La Riviera del Brenta deve fare una battaglia comune per salvare queste strutture“.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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