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“Un freno al cemento”

“Basta costruire”: è questo il monito che arriva dal consigliere comunale Francesco Miazzi, in relazione al piano di assetto del territorio di Monselice. Nelle scorse settimane si sono tenuti degli incontri pubblici con il sindaco Francesco Lunghi che ha illustrato delle tavole di analisi. Ma la natura abbastanza ostica dell’argomento ha fatto desistere i più, riducendo al minimo la partecipazione. Nel frattempo sono stati proposti alle famiglie 6500 questionari a cui però sono giunte solo 130 risposte.
“A fine febbraio si sono chiusi gli “apporti collaborativi” – spiega Miazzi – ma difficilmente ci saranno sorprese. Quindi, formalmente il Comune in questo modo ritiene assolto il percorso partecipativo che la legge prevede. Tutti abbiamo presente quanto si sia costruito in questi anni a Monselice, come tutti hanno sotto gli occhi le decine di capannoni sfitti e diroccati, le centinaia di abitazioni non occupate, le aree residenziali ancora in costruzione. Ma a destare maggiore impressione sono le cifre: stando alle stime dei progettisti ci sarebbe ancora superficie di 1 milione di mq destinati a nuove aree produttive non attuate e 450.000 mq di nuove aree residenziali non attuate”. Per Miazzi sono cifre che necessitano di una valutazione attenta per non rischiare di rovinare irrimediabilmente il territorio.
“Non ci sono angoli del Comune che si salvano da questa furia, ma a farne le spese potrebbe essere in particolare il territorio di Ca’ Oddo, dove si prevedono massicci interventi che vanno dall’area attigua al nuovo Ospedale fino alla statale 16 — commenta Miazzi — in sostanza si prevede la cementificazione dell’ultimo angolo di campagna del nostro paese”. Per il consigliere di opposizione si tratta comunque di un malcostume su scala nazionale.
“Tutto questo in una corsa contro il tempo, prima che diventino operative le misure previste dal decreto “salva suolo” che risponde alle preoccupazioni del mondo agricolo. In 40 anni è stata cementificata un’area pari a Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna, passando da 18 a 13 milioni di ettari di superficie agricola con la conseguente riduzione della produzione che impedisce al paese di soddisfare il fabbisogno alimentare nazionale e aumenta la dipendenza dall’estero”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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