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16 milioni di euro per lo sviluppo

16 milioni di euro da destinare ad un fondo per lo sviluppo del Polesine. Si tratta di un grande risultato ottenuto di recente, l’approvazione dell’emendamento che ne ha permesso lo stanziamento è stata contestuale al voto per il bilancio regionale a marzo scorso, ma le cui premesse affondano le radici nell’ormai lontano 2011 (da allora sono cambiati tre governi) grazie ad accordi sottoscritti con il ministero per lo Sviluppo economico allora guidato da Paolo Romani. In poche parole si tratta di un fondo di rotazione messo a disposizione del Polesine, riconosciuto come area di crisi, la cui gestione è stata affidata a Veneto Sviluppo. In parole ancora più semplici si tratta di un personale risultato ottenuto dall’assessore regionale Isi Coppola, come è stato riconosciuto anche dall’avversario politico, il democratico Graziano Azzalin, malgrado il confronto sia finito comunque in polemica. I due polesani, infatti, non se le sono mandate a dire e attraverso un fitto carteggio di comunicati stampa si sono accusati reciprocamente di essere stati protagonisti di alcune scorrettezze. L’assessore del Pdl infatti ha rinfacciato al consigliere del Pd di non aver collaborato alla stesura dell’emendamento e nemmeno di aver votato un finanziamento così importante per l’economia del territorio rodigino. Dal canto suo Azzalin è stato firmatario di due emendamenti rivolti ad ottenere chiarimenti e controlli pubblici su questi importanti fondi, visto che secondo lo stesso esponete del Pd l’emendamento votato a palazzo Ferro Fini avrebbe tradito quanto previsto nel Protocollo sulla reindustrializzazione.
“Io ho votato a favore dell’emendamento, tuttavia il mio intervento — ha chiarito Azzalin — era rivolto a chiarire due punti fondamentali, ossia, il primo: come mai siano stati esclusi dalla gestione la Provincia e tutte le rappresentanze sindacali e di categoria indicate nel protocollo come cabina di regia, secondo, come mai lo stesso controllo delle regolarità della gestione e dell’impatto degli interventi sia stato affidato a un non meglio identificato Responsabile unico quando invece dovrebbe essere cura di tutti che la trasparenza sia massima ed il controllo pubblico?”.
Secondo quanto deliberato dal consiglio, infatti, saranno la Camera di Commercio e Unindustria a gestire le risorse, un compito per il quale anche il Consvipo, l’agenzia di sviluppo pubblica partecipata dai Comuni e dalla Provincia, si era accreditato a svolgere, in quanto ad avviso del presidente Angelo Zanellato “è logico pensare che le risorse pubbliche siano gestite da un ente pubblico”. Non la pensa nello stesso modo il presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Belloni, convinto che nella delibera della Regione non vi sia alcuno scostamento da quanto previsto nel Piano di reindustrializzazione, in quanto il pubblico non verrà affatto estromesso dalla gestione dell’ingente somma. Tuttavia, se il presidente Belloni nel suo intervento ha tenuto a ribadire con fermezza il concetto secondo il quale il Fondo non ha “padroni” e a mantenersi generico nel suo impiego, qualche indirizzo in tal senso lo ha fornito il presidente di Unindustria, Gianmichele Gambato, che tale somma la vedrebbe indirizzata nella realizzazione di infrastrutture e nel sostegno diretto delle imprese.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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