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Borsea, dopo l’olio di colza la pirolisi

A Rovigo, ora, si parla di centrale a pirolisi. Dopo l’olio di colza, i gusci di noci, l’olio combustibile, il carbone, in Polesine si è paventata l’ipotesi di quasi tutti gli impianti di produzione di energia, ora la nuova frontiera à la pirolisi. In Italia, infatti, gli incentivi statali per la produzione di energie rinnovabili non vengono elargiti solamente all’energia “realmente” rinnovabile (banalmente sole, acqua e aria), bensì anche alle assimilate. E per Borsea, dopo la colza è il tempo della pirolisi.
La pirolisi (o piroscissione) è un processo di decomposizione termochimica di materiali organici, ottenuto mediante l’applicazione di calore e in completa assenza di un agente ossidante (normalmente ossigeno). Di natura diversa, dunque, da un inceneritore o da un rigassificatore, l’impianto a pirolisi converte il materiale dallo stato solido in prodotti liquidi (cosiddetto tar o olio di pirolisi) e/o gassosi (syngas). L’impianto in questione, dovrebbe essere costruto in zona interporto; a presentarlo durante un incontro con i cittadini del comitato di Borsea, il primo cittadino Bruno Piva, insieme a Antonello Contiero (responsabile dell’interporto), e l’azienda Polimeri Europa. L’investimento, di circa due milioni di euro, creerebbe cinque posti di lavoro; ma per realizzarlo sembra esser necessario mettere mano all’articolo 23 delle norme tecniche attuative, ovvero quelle righe che limitano le emissioni inquinanti nella zona dell’interporto.
Per far funzionare l’impianto, sembra verranno utilizzate delle ramaglie, che Ecoambiente fornirà al Comune; secondo il presidente Massimo Nicoli “In questo senso si riesce a produrre sia energia biotermica che energia elettrica “. Sempre secondo Nicoli le emissioni prodotte dalla centralina, non dovrebbero alterare l’atmosfera, anche perché l’impianto è di demensioni ridotte. Con l’energia prodotta si andrebbe ad alimentare la sede di interporto, consentendo la chiusura delle caldaie a metano. Anche il centro commerciale “La Fattoria” sembra essersi detto interessato ad un investimento di questo tipo, ma solo previo accertamenti, verifiche tecniche e il nullaosta dei residenti di Borsea.
Intanto, per quanto riguarda l’area Interportuale, inoltre, si è ancora inattesa di capire come evolverà la questione “klinker”: “un vero e proprio cementificio – ricorda il consigliere Matteo Masin”che potrebbe avvalersi dell’opportunità offerta dal Decreto Clini del 14.02.2013 che consente di poter bruciare nei cementifici i Css, Combustibili solidi secondari, ovvero il vecchio Cdr (Combustibile da rifiuto) con nuova standardizzazione Ue”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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