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Pometon, guerra fra sindacati

Un caso che ha avuto una eco nazionale quello della Pometon di Maerne e della divisione interna fra sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl. E a far discutere è stata anche la volontà di quest’ultima, di far pagare la quota annua di iscrizione per poter beneficiare del contratto, ovvero 200 euro. Lunedì primo aprile, infatti, è entrato in vigore il nuovo contratto integrativo firmato il 14 marzo solo dalla Fim Cisl, e valido per i soli suoi iscritti. Gli altri potranno sì aderire ma, appunto, dovranno pagare alla stessa sigla sindacale la quota prevista. E questo non è piaciuto alla Fiom Cgil ma anche agli altri operai non facenti parte di alcuna organizzazione. La fonderia vicina alla stazione ha 177 dipendenti ma la proprietà ha annunciato cinquanta esuberi. La stessa Pometon, ancora un anno fa, aveva disdetto la contrattazione di secondo livello, con la Fiom che non l’aveva presa bene e si era detta contraria pure alla proposta fatta sull’integrativo. Così a dare il via libera è stata solo la Cisl ma chi vuole beneficiarne, deve pagarsi il servizio. “Come Fim Cisl — spiega il segretario provinciale Stefano Boschini — non possiamo imporre un contratto ma lo possiamo garantire solo agli iscritti. I soldi saranno devoluti in solidarietà, ovvero in un fondo che resterà a disposizione delle Rsu aziendali”. Ma la Fiom Cgil non è per nulla contenta. Alcuni lavoratori si sono fatti due conti e qualcuno parla di 600 euro in meno al mese. “Saranno diminuite le squadre — spiega Giuseppe Minto della Fiom Cgil — chi lavora dovrà farlo di più, mentre chi è a casa ci resterà di più. Inoltre, in caso di nuovi assunti, questi non avranno lo stesso trattamento dei colleghi. E poi c’è l’indennità di turno che noi vorremmo fissa, mentre in futuro sarà in base alle presenze. Si tratta di un accordo a perdere, perché cancella quarant’anni di storia sindacale in questa fabbrica. Fim Cisl rifletta su quello che firma. Abbiamo già interpellato i legali che l’intesa non sia applicata ai nostri iscritti. Pometon sapeva bene che non avremmo firmato l’accordo e ora i lavoratori si sono spaccati”. E la stessa segreteria metropolitana di Venezia ha emesso un comunicato molto critico. “La Fiom Cgil — si legge — non intende subire passivamente “l’accordo” separato che vuole contrastare perché aggrava le condizioni di lavoro e accelera il declino dello stabilimento. La Fiom si impegna ad assumere tutte le iniziative necessarie”. Insomma, il clima è tutt’altro che sereno. Ma dal primo aprile scorso, poi, è aumentata pure la mensa; il servizio è passato a 2 euro, contro i 35 centesimi precedenti. Questo vale per chi non avesse aderito all’accordo Fim Cisl e i soldi saranno trattenuti sulla busta paga come titolo di contributo per il costo aziendale sostenuto. Intanto pure la politica locale si è mobilitata. Il sindaco Giovanni Brunello, ha intenzione di incontrare i vertici dell’azienda per capire i motivi degli ultimi sviluppi, mentre il consigliere del Pdl Paride Costa ha chiesto un Consiglio comunale straordinario. “Dobbiamo perseguire — fa presente — il bene dei cittadini e, in questo caso, dei dipendenti”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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