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“Suicidi? E’colpa della crisi”

Suicidi per crisi e disperazione, a Spinea si infiamma il dibattito dopo l’ultimo caso che ha visto un imprenditore togliersi la vita in città dopo aver perso il lavoro ed essersi visto pignorata pure la casa. Duro il parroco don Antonio Genovese, ancor più deciso l’intervento del sindaco Silvano Checchin. E’ un vero e proprio anatema contro la politica e le banche quello di don Genovese, lanciato dal pulpito durante i funerali dello sfortunato lavoratore. “Morti che pesano sulla coscienza di chi ha la responsabilità di non fare il giusto, morti che poi chiedono il conto. Non servono tante parole a lenire il grande dolore e le domande che sono rimaste soffocate in gola di tanti”. Forte il richiamo poi, “A chi ha responsabilità nella politica e nella finanza e non pensa a coloro che devono vedersi riconoscere i propri diritti, per primo quello alla casa non pignorabile”. Lunga riflessione anche del sindaco della città. “Abbiamo bisogno di aiutare i cittadini a capire i disagi del vissuto personale – scrive Checchin in una lettera a tutti i cittadini – è necessario precisare che è possibile stabilire l’effettivo nesso causale tra la crisi economica in atto e i casi suicidio. I dati Istat a nostra disposizione indicano che i motivi economici sono cause marginali rispetto ad altre e che i suicidi sono più diffusi tra individui anziani, celibi o nubili e disoccupati, ovvero le persone più esposte alla solitudine e in difficoltà nel dare un senso alla propria vita”. Cautela dunque da parte del sindaco nell’addossare ogni colpa alla crisi. “Ci sembra, invece, di poter affermare che le difficoltà economiche influiscano sulla coesione sociale, sul senso della comunità, sulla fiducia nel futuro. La crisi incide sui legami familiari e comunitari più deboli, genera insicurezza, isola la persona e la fa sentire sola ad affrontare le sfide quotidiane senza poter contare sul sostegno dalla società in cui vive. Questo disagio è particolarmente sentito anche nella nostra città, in cui il rapido sviluppo urbanistico e demografico ha comportato forti cambiamenti sociali, una progressiva integrazione con cittadini provenienti da vari paesi del mondo, l’insorgere di situazioni di individualismo e di legami deboli tra le persone. Occorre andare alle radici del disagio che sarebbe fin troppo semplicistico ricondurre esclusivamente a un problema economico, che pur esiste. A queste persone dobbiamo un atto di amore e di comprensione da vivere in silenzio, senza giudizi e senza lanciare crociate su generiche responsabilità sociali e politiche”. Poi il richiamo del sindaco a tutta la città: pensare a chi muore, ma soprattutto a chi rimane. “Siamo consapevoli del particolare disagio in cui versano molti nostri concittadini – spiega Checchin – da chi è senza lavoro, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi non ha soldi per le cure mediche o per fare la spesa. Dovremmo prendere coscienza della necessità di affrontare in modo solidaristico e comunitario le difficoltà del momento”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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