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Allarme criminalità, scontro politico

Il tema della sicurezza a Due Carrare, teatro in questi mesi di un intensificarsi di furti e rapine, è al centro di un acceso confronto tra l’amministrazione comunale e le forze di opposizione consiliare. La diatriba, oltre che nelle sedi istituzionali, è sbarcata anche nei social network, primo fra tutti facebook. “Dopo gli ultimi furti seriali — dichiara Pierangela Negrisolo della lista Prima Due Carrare – ho chiesto la convocazione urgente di un Consiglio Comunale e l’istituzione di una Commissione per la sicurezza, costituita da rappresentanti della maggioranza, delle opposizioni, delle forze dell’ordine e di cittadini”. Richieste che, secondo la consigliera di opposizione, sono rimaste inascoltate. Negrisolo ha anche suggerito di organizzare, in collaborazione con le forze dell’ordine, una serie di incontri nei quartieri per informare i cittadini sulla prevenzione a truffe, furti e microcriminalità e di redigere a tale scopo anche un opuscolo informativo da distribuire alle famiglie. “Visto che non ci sono telecamere e comunque non sarebbero probabilmente sufficienti – commenta la consigliera comunale – dobbiamo fare in modo, nei quartieri, di conoscerci come una volta, perché l’estraneo sia riconosciuto ed eventualmente segnalato qualora avesse comportamenti anomali. Inoltre, feste di quartiere autogestite dai cittadini sarebbero utili proprio alla conoscenza”.
Anche la lista civica Insieme per Due Carrare ha espresso un giudizio negativo sul modo considerato “fatalistico” con cui l’amministrazione comunale sta portando avanti la questione sicurezza, criticando la scelta del Comune di uscire, per ragioni di risparmio economico, dall’Unione Padova sud, consorzio di comuni che gestiva in forma associata il servizio di polizia locale. “Avevamo un gruppo di una quindicina di agenti quando c’era l’unione Padova Sud che potevano perlustrare con maggior costanza e alle più varie ore del giorno il territorio — commentano i rappresentanti della lista di opposizione – E che dire della videosorveglianza? Ci sono voluti 6 anni solo per ripristinare l’impianto nella piazza del capoluogo.
Bisogna chiedere agli esercizi pubblici che hanno un impianto di videosorveglianza di mettere a disposizione delle forze dell’ordine i dati della rete degli impianti. Sapere dove sono gli impianti pubblici e privati esistenti eviterebbe doppioni e permetterebbe di avere una rete vera, utilizzabile. Abbiamo anche chiesto che nelle nuove lottizzazioni sia considerata opera di urbanizzazione primaria la videosorveglianza”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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