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I comuni in guerra contro la Tares

La Tares è la nuova imposta sui rifiuti e i servizi, che molti sindaci del veneziano e trevigiano stanno combattendo. Al centro delle riunioni c’è Zero Branco ma in prima linea ci sono anche Martellago, Noale, Santa Maria di Sala, Scorzè e Spinea. Dapprima hanno partorito una lettera, inviata a tutte le alte cariche dello Stato e ai gruppi parlamentari, dove l’oggetto non lasciava tanto spazio alla fantasia: “Insostenibilità della Tares”. Scorrendo il contenuto, si capisce il malessere degli enti locali. “Queste amministrazioni – si legge – avvisano le autorità in indirizzo che la Tares, oltre ai motivi specificati, è insostenibile, è l’ultima goccia che fa traboccare il vaso, in una situazione sociale e produttiva prossima al tracollo. La richiesta è di rivedere la normativa in oggetto, e di annullare per legge l’ulteriore tassa, poiché la legge sarà impugnata dalle scriventi amministrazioni comunali”. Qualche giorno dopo, è arrivata una lettera aperta a firma dei sindaci di Scorzè Giovanni Battista Mestriner e di Zero Branco Mirco Feston, dove hanno preso una posizione comune, definendo la Tares “la tassa sul macinato”. I due hanno deciso di prendere carta e penna e redigere una lettera aperta, dove chiedono al Governo di non sottovalutare gli effetti di questa nuova imposta sui rifiuti e i servizi. “Le aziende chiudono – scrivono – il lavoro manca, i costi del vivere aumentano esponenzialmente. Le statistiche hanno un bel dire che l’inflazione non sta aumentando: in realtà i prezzi accennano addirittura a diminuire, effetto di una miseria diffusa. Tra Imu, Tares, bollette energetiche, acqua, canoni e balzelli vari, il costo medio di vita è aumentato in modo insostenibile. Per una azienda o un esercizio commerciale si è addirittura moltiplicato, comprendendo costi indiretti come le nuove leggi sulla sicurezza del lavoro, i parametri di igiene e sanità, i piani di risanamenti di varia natura”. E arriva l’affondo all’esecutivo di Mario Monti. “In questo contesto – continuano Mestriner e Feston – il “governo dei professori”, con il consenso di tutto l’arco politico, ha introdotto la Tares. Ogni possessore di immobile pagherà 30 centesimi di euro a metro quadrato e lo farà in collegamento con la tariffa rifiuti. Perché questa “maggiorazione”? Risposta dei professori: per i “servizi indivisibili dei Comuni”, tipo illuminazione pubblica, asfaltature, scavo fossati. Peccato che invece la tassa verrà pagata direttamente a Roma, ai Comuni non andrà nulla. E’ quindi una patrimoniale, con l’aggravio di pesare su chi utilizza l’immobile, anche senza esserne il proprietario”. Per i due sindaci, la nuova imposta avrà effetti importanti sulle tasche dei cittadini e chiedono da Roma di ripensarci, perché si rischia di avere effetti devastanti. “Il governo, le forze politiche e sociali – proseguono Mestriner e Feston – non possono sottovalutare l’effetto che ciò provocherà. E’ la nuova tassa sul macinato. Anche allora la Destra Storica impose la tassa per realizzare il pareggio di bilancio. Il popolo italiano si sente danneggiato, derubato ma soprattutto ingannato. Non sa perché né da chi; forse lo è anche da se stesso. Gli effetti della Tares possono avere un impatto simile alla Tassa sul macinato. A meno che non ci sia una politica che ancora sappia ascoltare il popolo. Noi ci contiamo”. Intanto l’obiettivo è prorogare la Tares al 2014. Da destra e da sinistra, compresa la Lega, si sta cercando di posticipare il provvedimento di qualche mese. E il ricorso alla Corte Costituzionale, invocato all’inizio dai Comuni, per ora resta in disparte.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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