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La Torre dell’Orologio torna alla città

Per iniziare a visitarla si dovrà aspettare settembre, ma intanto la torre dell’Orologio è “tornata” alla città di Noale. E vi è tornata durante “Noale in fiore”, uno degli eventi di maggior richiamo per il centro storico. Dopo undici mesi di cantiere, per il monumento storico si sono chiusi i lavori e ora si attendono i restanti interventi per consentire al pubblico di accedervi. Un progetto partito da lontano, con tanto di studi e di rilievi sul suo degrado. Così si è deciso di pulire e sistemare le mura, restaurare la cella campanaria, rafforzare i solai in legno e le strutture, per arrivare al consolidamento statico dell’edificio e renderlo antisismico. I progettisti hanno lavorato per “sposare” il Medioevo con il presente. Alta trentadue metri, era l’entrata a est dell’antico borgo medievale. Ha due orologi circolari con i quadranti color celeste: uno guarda verso piazza Castello e ha i numeri arabi, l’altro è rivolto verso la Noalese con le cifre romane. “C’è soddisfazione per quanto fatto — spiega l’assessore ai Lavori pubblici Michele Cervesato — e mi piacerebbe, nei prossimi mesi, poter migliorare questi lavori, prevedendo l’illuminazione, per poter ammirare il monumento non solo di giorno ma anche di notte”. Per la fine dei lavori alla torre, si complimenta pure il capogruppo di Uniti per rinnovare Patrizia Andreotti. “Non possiamo che vedere con favore la fine del restauro della torre dell’Orologio — commenta — perché è uno dei simboli della città. Ringrazio Cervesato che ha ricordato quanto fatto in precedenza anche dall’ex sindaco Carlo Zalunardo. Le giunte si succedono nel tempo, ma per Noale è importante che i progetti significativi possano vedere la luce e ciascuno riconosca i meriti dei predecessori: il nostro patrimonio storico e artistico merita continuità di intenti”. Ma è l’architetto Patrizia Valle, che ha diretto i lavori, a spiegare cos’è stato fatto in meno di un anno di cantiere. “Abbiamo cercato di puntare sulla conservazione integrata — spiega — perché preservare è anche rivelare. Così si tende a riconoscere al restauro quel qualcosa in più rispetto alla mera conservazione, che possa essere un’opera reinterpretata e dia una modifica meditata per garantire una vita nuova al monumento. Si è riprogettato il sistema d’accesso, ormai abbandonato da tempo, e lo spazio interno alla torre stessa; qui è stata inserita una nuova scala in acciaio corten e legno, che funge da collegamento al cammino di ronda della porta a levante del Castello. Così si ritorna a entrare in modo diretto nell’edificio dall’accesso principale che era diventato un retro, anziché dalla casetta del Cinquecento”. Annunciando che in futuro la Pro loco sarà all’interno della torre, il sindaco Michele Celeghin ha spiegato i prossimi passi. “Ci sarà una chiusura — fa sapere — in attesa di riaprirla, da settembre, nei fine settimana. Dobbiamo valorizzare il territorio, che è la nostra storia. Questa torre spero che non sia solo vista ma anche rispettata e conosciuta”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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