mercoledì, 24 Aprile 2024
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Nessun progetto di Enel fino al 2017

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Le dichiarazioni pro-riconversione della Centrale di Polesine Camerini formulate dal neo ministro per lo Sviluppo Flavio Zanonato hanno ridato improvviso vigore al dibattito ormai decennale sul futuro dell’impianto energetico polesano. Il sindaco di Padova si è infatti espresso favorevolmente al progetto di conversione a carbone proposto da Enel e attualmente al vaglio della nuova commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale. La presa di posizione di Zanonato ovviamente ha scatenato plausi (in primi quello del governatore Zaia) e polemiche, e addirittura ha innescato il fuoco amico all’interno della sua stessa maggioranza in parlamento. Infatti critiche sono arrivate dal presidente della commissione Ambiente alla Camera, Ermete Realacci: “Il ministro Zanonato ha dichiarato che la centrale a carbone di Porto Tolle va realizzata, cosa che non pensa più neanche l’Enel. Mi auguro che Zanonato, che forse adesso sta facendo dichiarazioni più per la cultura che aveva che per quella che bisogna avere oggi per uscire dalla crisi, aggiorni i suoi punti di vista”. Al di là delle dichiarazioni incrociate, le perplessità sulle reali intenzioni del colosso energetico nazionale permangono. Non c’è traccia del progetto Polesine Camerini nel piano industriale 2013-2017, un indizio abbastanza preoccupante per i sostenitori della causa. Anche perché nella migliore delle ipotesi, ovvero un semaforo verde dalla Commissione Via nella seconda metà di quest’anno, il cantiere non aprirebbe prima del 2014. Tuttavia l’amministratore delegato dell’azienda Fulvio Conti ha ribadito l’importanza della riconversione per Enel a margine di una cerimonia pubblica: “La centrale a carbone di Porto Tolle è un impianto strategico, ma al momento non può essere messa in cantiere perché mancano le autorizzazioni. Ci vogliono tre condizioni: le autorizzazioni che ancora non ci sono, le condizioni di mercato e la chiusura di un procedimento. La Procura di Rovigo ha aperto un’inchiesta su di un impianto che non è in funzione. Ma per noi Porto Tolle è un progetto strategico di lungo periodo”. L’allusione alle condizioni di mercato non passa inosservata: viene da chiedersi se un investimento da quasi tre miliardi di euro sia consigliabile in un periodo in cui l’uscita dalla recessione non sembra propriamente dietro l’angolo. Ovviamente i sostenitori della riconversione dicono di sì, vista la necessità di creare occupazione in una zona che ogni giorno di più sta pagando gli effetti della crisi economica. Ovviamente su questa lunghezza d’onda è anche il comitato lavoratori della Centrale: “Produrre energia pulita e a prezzi inferiori rispetto agli attuali è un interesse collettivo”.