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Cittadinanza a bambini stranieri

Cittadini italiani a tutti gli effetti. Tali infatti li considera il Comune un cui abitano che è quello di Cadoneghe. Un’amministrazione locale che ha voluto dare un segnale forte passando dalle parole ai fatti.
Nove bambini stranieri nati in Italia hanno ricevuto, infatti, la cittadinanza italiana onoraria dal Comune di Cadoneghe. L’iniziativa è la prima in assoluto nel territorio della provincia padovana. Non risultano, infatti, altri precedenti e, anche in Veneto, a tutt’oggi solo Portogruaro, in provincia di Venezia, ha deliberato d’istituire la cittadinanza onoraria ai piccoli nati in Italia da genitori stranieri.
Tutti i nove bambini hanno concluso la quinta elementare. Ma cosa cambierò per loro? Di fatto nulla se non la certezza, e la consapevolezza, che il Comune in cui risiedono li considera uguali a tutti gli altri bambini nati in Italia da genitori italiani. La cerimonia si è svolta all’auditorium Ramin di via Rigotti, alla presenza del sindaco Mirco Gastaldon, del vicesindaco e assessore alla cultura e istruzione pubblica Giovanni Petrina, del consigliere delegato alle politiche per l’integrazione Augusta Parizzi e dell’onorevole Khalid Chaouki (III Commissione parlamentare Affari Esteri e Comunitari), in rappresentanza del ministro per l’integrazione Cécile Kyenge. Il ministro Kyenge, che aveva comunque manifestato l’intenzione di essere presente, per sopravvenuti impegni non ha potuto partecipare, ma ha inviato un proprio messaggio di sostegno allo «ius soli» e a quella che, di fatto, è una sua grande battaglia.
“Un’azione simbolica importante, — ha affermato il consigliere Augusta Parizzi — un gesto di reale coinvolgimento che completa il percorso di costruzione della rete di solidarietà e cultura sociale sviluppata nel nostro territorio, volta all’integrazione e all’uguaglianza dei diritti. Riconoscendo la cittadinanza onoraria ai bambini nati nel nostro territorio, indichiamo che per noi l’integrazione comincia dalla base, dalle realtà locali, per poi farsi diritto a livello giuridico”. L’iniziativa è partita dai messaggi lanciati dagli stessi bambini stranieri. “Alla mostra di disegni degli alunni delle nostre scuole, allestita in biblioteca tre mesi fa — ha ricordato il sindaco Mirco Gastaldon — c’erano due bimbi stranieri che hanno disegnato la nostra bandiera con una frase, sempre scritta da loro, in cui affermavano che non si sentivano diversi.
Queste parole ci hanno fatto riflettere: da qui e, con questa motivazione, abbiamo avviato un percorso che l’Unicef ha accettato di buon grado di appoggiare”.
Si tratta, in ogni caso, di un atto simbolico. “Noi più che per lo “ius soli” siamo per lo “ius scholae”: — ha aggiunto Gastaldon — la cittadinanza, a nostro avviso, non dipende dal luogo in cui uno nasce, ma da un processo di volontà e di integrazione, che parte appunto dalla scuola. Un bambino che frequenta le scuole dell’obbligo in Italia, è molto più integrato e risiede da più tempo di tanti adulti cui si concede la cittadinanza”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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