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La giustizia polesana ha problemi logistici

Dovrebbe essere chiuso dal 13 settembre scorso, ma, in tribunale ad Adria – sino a quella data sezione distaccata del tribunale di Rovigo, a oggi semplice ufficio periferico dello stesso – le udienze si continuano a tenere. Per un motivo molto semplice: più o meno tutti si sono fatti trovare impreparati alla scadenza prevista dalla normativa. Nonostante la normativa stessa risalisse a ormai 12 mesi fa.
Facciamo un passo indietro: la chiave di volta della vicenda è la legge con la quale si ridisegnavano le circoscrizioni giudiziarie, andando, nel contempo, a cancellare le sezioni distaccate di numerosi tribunali. Un riordino che, non va dimenticato, andava a rivoluzionare per la prima volta un sistema rimasto immutato per tutta la storia della Repubblica e, per alcune realtà, anche da prima. Lo scopo ultimo era – caso non strano, di questi tempi – risparmiare. Il tribunale di Adria, quindi, doveva scomparire, venendo accorpato a quello di Rovigo. La stessa sorte, per esempio, è toccata al tribunale di Este, la cui competenza territoriale, estesa su 32 Comuni della Bassa padovana, è pure transitata sotto il capoluogo del Polesine.
Il problema sta nel fatto che, a fornire supporto logistico a questa migrazione di fascicoli e dipendenti, quindi a garantire un ampliamento degli spazi a disposizione, avrebbe dovuto prevedere l’amministrazione comunale di Rovigo. Che, tuttavia, come hanno lamentato i magistrati polesani, si è fatta trovare, a una decina circa di giorni dalla scadenza, senza nessuna proposta credibile. Va dato atto che la soluzione del problema non era semplice: solo per Adria, si parla, oltre che del personale amministrativo, anche di qualcosa come 14mila faldoni. E non sono solo di documenti ormai “storici”, ma anche fascicoli riguardanti procedimenti in corso, che le parti, quindi, avrebbero tutto il diritto a consultare a richiesta. Per farla breve, con tempi tanto ridotti, non è stato possibile trovare una sistemazione, per quanto d’emergenza.
Non poteva riuscire lo stesso gioco di prestigio fatto per Este. In questo caso, infatti, l’archivio cartaceo è tornato alla “casa madre” di Padova, così che, in fin dei conti, a Rovigo è stato necessario trovare posto unicamente a sette dipendenti, un compito oggettivamente complicato ma non improbo.
Dopo lunghe consultazioni, quindi, si è dovuto semplicemente prendere atto dell’inevitabile: allo stato, Adria non può essere spostata. Così, la presidente del tribunale di Rovigo Adalgisa Fraccon non ha potuto fare altro che rinnovare al ministero, che già aveva bocciato una richiesta simile, la domanda di continuare a tenere aperto il palazzo di giustizia della città etrusca. E, in attesa di una risposta, disporre, con un proprio decreto, che continuino le udienze. Affidate a un magistrato onorario, come, comunque, accadeva già da tempo.
Il tutto in attesa che a Rovigo si trovi una soluzione definitiva. E, i tempi, potrebbero non essere molto larghi, legati come sono alla risposta che, prima o poi, arriverà da Roma. Un nuovo diniego – tra l’altro altamente probabile – farebbe sì che continuare a prolungare l’apertura iniziasse ad assomigliare a qualche cosa di molto simile a una inadempienza. Nella migliore delle ipotesi.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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