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Di nuovo con l’acqua alla gola e la paura

Ancora quattro giorni con l’acqua alla gola a Bovolenta per l’ennesima piena del Bacchiglione, ancora la paura di vedere le proprie case invase dall’acqua, l’angoscia di dover scappare, l’incertezza che torna ad ogni ondata di maltempo. Un triste copione che per Bovolenta si ripete con ansia crescente ogni volta che il fiume supera i livelli di guardia. Il maltempo dei primi giorni di febbraio ha portato ad un nuovo record, 7 metri e 98 centimetri, appena sopra il livello delle piene disastrose del 1966 e 2010.
Per un soffio l’intero paese non è finito sott’acqua, per un soffio gli argini hanno retto l’immensa forza della piena e anche i murazzi, sempre più malandati, hanno fatto il lodo dovere. Intanto però oltre 300 persone hanno dovuto lasciare le proprie case, i volontari della protezione civile hanno lavorato senza sosta insieme a forze dell’ordine e istituzioni, la vita del paese è rimasta paralizzata per più di 48 ore e migliaia di persone non hanno chiuso occhio quelle notti. Stavolta Bovolenta se l’è cavata, purtroppo non è andata meglio a Battaglia, alla zona termale e nelle altre aree allagate, ma chi abita nel paese dei fiumi sa che il pericolo rimane, almeno finché non si mette mano alle opere più urgenti.
Il sindaco Vittorio Meneghello, dopo aver firmato le ordinanze di riapertura del paese, ha scritto una lettera di poche righe indirizzata a tutte le autorità, dal Governo in giù. “Mi sono permesso di sottolineare, ancora una volta – spiega – che Bovolenta ha bisogno di due lavori urgenti e indifferibili: la diaframmatura dell’argine destro del Bacchiglione, già progettata e finanziata, e il consolidamento dei murazzi. Tutto qua, però bisogna muoversi, perché non sappiamo se la prossima volta ce la caveremo.
Tirano un sospiro di sollievo gli alluvionati del 2010, imprenditori e residenti in via Padova, per lo scampato pericolo. “Ogni volta è un incubo – afferma un artigiano – ce la siamo vista brutta, ma quanto riusciremo a sopportare tutto ciò? Ho sentito dei vicini dire che se l’acqua entra un’altra volta non ci penseranno due volte ad andarsene”.
Passata l’ennesima emergenza ora gli esperti dovranno verificare quali conseguenze ha avuto questa piena, qualche centimetro più alta di quelle del 1966 e del 2010, sugli argini e sui murazzi veneziani. In questa occasione i fontanazzi che si sono aperti sulle mura di contenimento sono stati numerosi e preoccupanti, così come ha molto preoccupato la tenuta del murazzo sulla sponda destra del Vigenzone. Per alcuni giorni un tratto di via Garibaldi è stato chiuso e una palizzata installata dal Genio Civile ha cercato di rafforzare il muro settecentesco.
“Adesso però non c’è tempo da perdere – aggiunge Meneghello – sui murazzi il Genio Civile ha fatto uno studio da 100 mila euro, ora bisogna trovare le risorse per procedere con il restauro, altrimenti la prossima volta gli zampilli saranno ancor più numerosi e pericolosi. Non possiamo permetterci il lusso di affrontare altre piene, non possiamo certo continuare a rischiare. Lo stesso si può dire per l’argine a nord del centro: l’opera è stata annunciata anche di recente, ora è il momento di passare ai fatti”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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