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Disastro ambientale doloso. Tre anni a Scaroni e Tatò

Disastro ambientale doloso. Questo il reato per cui il tribunale di Rovigo ha condannato gli ex amministratori delegati di Enel Paolo Scaroni (attuale a.d. di Eni) e Franco Tatò (in carica dal 1996 al 2002) nel processo-bis riguardante le emissioni della centrale termoelettrica di Porto Tolle. Dopo sei ore di camera di consiglio il collegio presieduto da Nicoletta Stefanutti e composto da Silvia Varotto e Gilberto Stigliano Messutti, ha decretato una pena di tre anni di reclusione (con cinque anni di interdizione dai pubblici uffici) per entrambi gli imputati. Il pubblico ministero Manuela Fasolato aveva chiesto rispettivamente cinque anni e tre mesi per Scaroni e sette anni per Tatò. Assolto invece l’attuale amministratore delegato di Enel Fulvio Conti per mancanza di elemento soggettivo. È stata quindi accolta solo parzialmente la tesi della pubblica accusa, che ha ipotizzato una correlazione diretta tra i criteri di gestione della centrale situata Polesine Camerini e l’incremento delle patologie respiratorie tra i bambini fino a 14 anni, in un arco di tempo compreso tra il 1998 e il 2005. Oltre a Conti, sono stati assolti anche altri cinque imputati: si tratta di Leonardo Arrighi, Carlo Zanatta, Antonino Craparotta, Alfredo Inesi e Sandro Fontecedro. Altri due sono usciti dal processo per diverse ragioni: per Renzo Busatto è intervenuta la prescrizione, mentre Giuseppe Antonio Potestio è deceduto a procedimento ancora in corso. Ovviamente, trattandosi di un giudizio di primo grado, le difese hanno già annunciato ricorso in appello definendo “soddisfacente” l’assoluzione di Fulvio Conti e degli altri dirigenti usciti indenni dal processo. Secondo gli avvocati di Enel “Nessun danno sanitario o ambientale è stato riconosciuto dal tribunale, facendo così venir meno il nucleo fondamentale della tesi accusatoria e della consulenza epidemiologica su cui aveva puntato il pm”. I diretti interessati, condannati anche a un risarcimento totale vicino ai 400mila euro, non l’hanno proprio presa benissimo. Scaroni si è detto “stupefatto” del verdetto rodigino, rimarcando la sua totale estraneità ai fatti contestatigli, mentre Tatò ha parlato di “sentenza assurda, che scuote la mia teutonica fiducia nella giustizia: sono certo che chi gestiva la centrale 15 anni fa ha sempre rispettato le norme, vedremo in appello”. Nel processo istituzioni e associazioni ambientaliste si sono costituite come parti civili. Da parte loro reazioni piuttosto variegate. Così ha parlato Matteo Ceruti, legale di alcune delle associazioni: “La sentenza ha detto che per anni la centrale di Porto Tolle ha funzionato in modo fallimentare, mettendo in pericolo l’incolumità dei residenti. Ora spetterà agli organi che tutelano la salute fare i relativi accertamenti e verificare quali siano stati i danni causati ai cittadini. Serve una seria indagine epidemiologica che finora non è stata fatta”. Diversa la lettura del sindaco di Porto Tolle, Claudio Bellan: “Siamo rimasti nel processo e questa condanna conferma che abbiamo fatto bene. Era una scelta politica, e non una caccia al risarcimento. Ora lottiamo per lo smantellamento di parte della centrale, che darebbe ossigeno al territorio”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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